Il punto sulla Serie C (di Nicolò Schira)

15.04.2021 12:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Nicolò Schira
Nicolò Schira

Il Bari non trova pace e ora deve guardarsi le spalle. Mai in corsa per il primo posto, i pugliesi sono scivolati al terzo posto minacciato ora da Catanzaro e Catania, che stanno viaggiando a ritmi elevatissimi. La stagione biancorossa è finora disastrosa: per evitare che diventi fallimentare serve vincere i playoff. Impresa tutt’altro che semplice considerati i risultati degli ultimi mesi e soprattutto il gioco poco brillante dell’undici barese. Molte colpe di quest’annata complicata vanno attribuite alla società: troppe rivoluzioni tecniche con 3 allenatori bruciati in pochi mesi. Vincenzo Vivarini aveva fatto un buon lavoro e meritava la conferma. Scelta logica nell’estate del Covid, invece all’ombra del San Nicola si è deciso di puntare su un integralista come Gaetano Auteri che necessitava del pre-campionato e di giocatori congeniali al suo credo calcistico per rendere al meglio. Missione fallita. A quel punto la scelta è ricaduta su Massimo Carrera, che però non aveva mai allenato nè frequentato la Lega Pro negli ultimi 10 anni. Un azzardo. Carrera ha lavorato benissimo nello staff di Antonio Conte alla Juventus e in Nazionale, da capo allenatore ha brillato a livello internazionale con Spartak Mosca e Ark Atene, ma non conosce la categoria. E le difficoltà di questo Bari lo testimoniano. Un po’ come era accaduto al primo anno di Brocchi a Monza. Il salto è stato nel buio. Serve tempo per scoprire il mondo della C, ma il Bari aveva e tuttora ha fretta. Carrera ha vinto la Russian Premier League e ben figurato in Europa League: innegabile la sua dimensione internazionale, così come la conoscenza non diretta delle avversarie del girone C. Un conto è sfidare Zenit e Olympiacos, un altro avere a che fare con Paganese, Bisceglie e Casertana. Tutto un altro mondo. Un paradosso: Carrera sarebbe stato il trainer giusto per provare a salvare il Cagliari o rigenerare la Fiorentina in Serie A più che l'uomo della svolta per il Bari in Lega Pro. Sul campo poi tanti giocatori appaiono senza fame e mordente, forse imborghesiti da stipendi importanti e dal fatto di provenire da categorie più altisonanti. Ma in C non conta il blasone o il pedigree illustre. Qui vince chi corre di più e il Bari spesso in campo caracolla. Servirebbe un direttore sportivo per sistemare le cose e spalleggiare il tecnico nei momenti di difficoltà. Figura al momento assente dai quadri dirigenziali. Anche questo è un errore. Grave. Non è possibile lasciare un club come il Bari in semi-autogestione. La famiglia De Laurentiis deve decidere nei prossimi mesi dove vuole portare questa società e fare scelte forti. Anche a costo di essere impopolari, ma all’insegna della chiarezza. Altrimenti per il club pugliese il rischio è di vivacchiare nella terza serie, continuando a fungere da fratellastro minore del Napoli. Con tutti i problemi del caso...

Da una realtà metropolitana a una di provincia che eccelle e continua a brillare: è il caso dell’AlbinoLeffe, ormai splendida certezza del nostro calcio da 3-4 lustri. L’ultimo dei quali caratterizzato dalla gestione silenziosa di Simone Giacchetta. L’ex difensore del Napoli è riottoso alle apparizioni televisive e anche nel nostro archivio (in cui ci sono 300mila foto, si fa fatica a trovare 3-4 sue istantanee...). Un low profile mediatico forse eccessivo, visto che a Reggio Calabria era stato l’artefice dell’ultima grande Reggina in Serie B di Foti, dove ha scoperto e lanciato talenti del calibro di Francesco Acerbi (pescato al Pavia per 250mila euro) e Giovanni Di Lorenzo, oggi tra i migliori difensori della Serie A nonchè punti fermi della nazionale targata Mancini. Dopo il suo addio gli amaranto hanno preso una china preoccupante fino a sprofondare nei Dilettanti prima della rinascita degli ultimi anni. A Bergamo invece Giacchetta ha trovato una società che gli ha dato piena fiducia, venendone ripagata nel migliore dei modi. Risultati importanti (squadra stabilmente nella colonna di sinistra della classifica) coniugati alla valorizzazione dei ragazzi del proprio settore giovanile e soprattutto di proprietà. Savini, Canestrelli e Tomaselli gli ultimi a mettersi in luce e forse destinati a una estate da protagonisti sul mercato. Idee chiare e scelte coraggiose. A dispetto di un budget non eccezionale c’è in Giacchetta la voglia di andare in giro sui campi (spesso lo si incrocia 2-3 volte nello stesso weekend tra gare di C, Serie D e Campionato Primavera) a caccia di ragazzi da lanciare o rilanciare. In tal senso eccezionale l’esplosione con la Celeste di Jacopo Manconi, capocannoniere del girone A con 15 gol. Un talento inespresso che finalmente ha trovato continuità e numeri importanti. L’AlbinoLeffe veleggia in zona playoff e da anni vive annate tranquille grazie al lavoro di Giacchetta, che - cognome omen - non sarà glamour come uno smoking ma non passa mai di moda...

L’altro giorno guardando Carpi-Matelica ho rivisto un attaccante che non c’entra nulla con questa categoria: Andrea Ferretti, detto lo Squalo Bianco. 34 anni suonati eppure ancora decisivo con il suo sinistro magico. Un centravanti completo: forte fisicamente ma con un piede mancino da fantasista. Peccato che la B l’abbia solo assaggiata fugacemente, un talento come il suo da anni fa la differenza in questa categoria. Lo sanno bene a Carpi: l’anno della storica promozione in B c’era Ferretti al centro dell’attacco con Giuntoli che amava ripetere come Andrea fosse un attaccante da un gol ogni due partite. Bastava farlo sentire importante. Ecco, il suo limite e la sua forza. Se lo Squalo Bianco trova il suo habitat naturale, in cui si sente protagonista e valorizzato, diventa micidiale. Non sempre è accaduto, vedi ultime esperienze di Trieste e Imola. Certo vederlo svincolato fino a metà ottobre era bizzarro. In Emilia si sono ricordati di lui e Ferretti ha risposto presente con 8 gol in 25 presenze. La doppia cifra è vicina e varrà un meritato rinnovo del contratto per quella punta che tanti anni fa aveva stregato un certo Sir Alex Ferguson. Ferretti giocava al Cardiff nella Championship inglese e l’allora manager del Manchester United l’aveva messo nel mirino. Alla fine non se ne fece nulla e lo Squalo Bianco rientrò in Italia al Cesena di Bisoli. Da allora un lungo giro d’Italia che l’ha visto brillare tra Pavia, Spezia e Carpi. Perché largo ai giovani, ma a quelli bravi altrimenti certi califfi bisogna sempre averli in squadra. Un monito per molte società: ok minutaggio e liste, ma poi bisogna saper giocare a pallone. E il talento non ha età...

In chiusura permettetemi un saluto che spero possa magari avere il sapore di un arrivederci. Oggi sarà il suo ultimo giorno dopo oltre un decennio in cui è stata una delle autentiche colonne portanti della Lega Pro. La storica responsabile della comunicazione Gaia Simonetti lascia la terza serie per intraprendere una nuova avventura professionale. Ovviamente un grande in bocca al lupo, anche se confesso che ci mancherà. La conosco da quando con Stefano Peduzzi, Riccardo Guffanti e il compianto Giancarlo Besana facevamo CSiamo su Odeon, uno dei pochissimi spazi televisivi (ahinoi la musica un decennio dopo non è cambiata...) dedicati al mondo della terza serie. Una interlocutrice affidabile e presente, cosa non da poco per chi fa il nostro mestiere. Qualche volta ci si è anche trovati in disaccordo, come è normale che possa essere tra persone pensanti e non lobotomizzate. Gaia lascia alla Lega Pro un patrimonio da non disperdere e portare avanti: quello delle splendide iniziative umanitarie di cui è stata fautrice in questi anni. In un mio editoriale l'anno scorso la ribattezzai "L'anima sociale e solidale della Serie C". Da qui e da tanto altro dovrà ripartire chi le succederà.

Nicolò Schira

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