IL PUNTO del 14.08.2023 di Ivan Cardia - La riforma dimenticata, ma la FIGC ora ha altro per la testa. Serve recuperare il dialogo tra le leghe

16.08.2023 09:30 di Roberto Krengli Twitter:    vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Da ieri, l’Italia è senza commissario tecnico della nazionale maschile. Un fulmine a ciel sereno, che segue quello - per la verità preannunciato - legato alla selezione femminile. Tra uno sbandamento e l’altro, le panchine degli azzurri e delle azzurre sono entrambe vuote, allo stesso tempo. Forse è coincidenza, forse è record. Di sicuro, una fotografia, casuale o meno che sia, di un movimento che stenta a riprendere quota, stretto tra il super potere economico della Premier League, l’irruzione dei petroldollari sauditi e le proprie consuete bagattelle da cortile.

Altrettanto certo è che il terremoto legato alle dimissioni di Roberto Mancini ingolfi ulteriormente le scrivanie dei piani alti della Federazione. E rimandi ancora il fascicolo legato alla tanto agognata riforma, che da anni ormai aspettiamo invano, non soltanto nei suoi sviluppi pratici ma almeno nei suoi contorni e principi generali. Per carità, delle cose son state fatte, per esempio sulla giustizia sportiva che comunque abbisogna ancora di nuovi ritocchi, o su altri temi, non secondari, che però a oggi sembrano mancare di un quadro d’insieme: il punto non è certo fare il processo a Gravina o chi gli sta attorno. Che sia facile nessuno lo sostiene, intendiamoci. Semmai, vorremmo quei coraggiosi passi avanti di cui da troppo si sente solo parlare.

Per arrivarci, chi scrive lo sostiene noiosamente e inutilmente da tempo, andrebbe recuperato un minimo di dialoghi tra le varie componenti. Il caso Lecco, tra stoccate pubbliche e coltellate private, è stato l’ultimo scaricabarile fra Lega B e Lega Pro, con la stessa federazione parte in causa. Non intendiamoci ritornarci, anche se forse sarà necessario da qui a fine estate, ma tutto - comprese le scelte diametralmente opposte fatte in tema di calendari - è stato un reminder dell’estrema incomunicabilità tra i diversi soggetti che dovrebbero trovare un terreno comune per il futuro del nostro calcio. Andare d’amore e d’accordo è un’utopia, per carità. Ma sarebbe molto utile per guardare più sereni ai prossimi anni. 

Ivan Cardia

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