Il punto sulla Serie C (di Nicolò Schira)

03.06.2020 09:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Nicolò Schira
Nicolò Schira

Ormai siamo al tutti contro tutti in Serie C. Il sistema si è sconquassato dopo lo schiaffo di Gravina al Consiglio Federale di settimana scorsa e le polemiche infuriano roventi. Le più inferocite sono le squadre “retrocesse” dal Consiglio Direttivo di 24 ore fa. Onestamente ci sembra difficile parlare in certi casi di merito o demerito sportivo. L’esempio più clamoroso è quello del Rimini, che è ultimo nel girone B a pari punti con il Fano e con la medesima differenza reti. Parità assoluta anche per ciò che concerne gol segnati e reti incassate. A 10 turni dalla fine spedirlo nei Dilettanti per un criterio secondario, come l’aver ottenuto una vittoria in meno rispetto ai marchigiani, è quantomeno cervellotico. Sarebbe più sensato - a nostro modo di vedere - far spareggiare Rimini e Fano tra loro: chi perde scende in D, chi si salva si giocherà tutto all’ultima spiaggia dei Playout. A proposito di situazioni cervellotiche: che senso ha fare i “Playoff a pagamento” ? Molti club potrebbero, infatti, rinunciare per risparmiare i costi relativi al protocollo medico. A quel punto sarebbero spareggi promozione monchi: magari la nona sfiderebbe la seconda senza però aver eliminato una sesta o una quarta qualificata. A questo punto avrebbe più senso un bel quadrangolare tra le più meritevoli, classifica alla mano, ovvero le tre seconde Carrarese, Reggiana e Bari più il Carpi (potenzialmente secondo avendo una gara in meno della Reggiana nel girone B). Forse forse, andrebbe bene a (quasi) tutti. Gare e spese ridotte al minimo. Una soluzione più vicina a quanto avevano votato i club di C durante la tanto discussa assemblea di qualche settimana fa: stop al campionato. Invece ancora una volta dal Direttivo della terza serie (dopo l’ipotesi di sorteggiare la quarta promossa in B... Do you remember ?) è emersa una soluzione sui generis e che scontenta tutti, visto che il Carpi in una nota si è schierato contro le promozioni dirette in B di Monza, Vicenza e Reggina. Le tre regine dovrebbero a loro volta a partecipare ai playoff, a detta del club di Bonacini. Definirlo caos è poco...

“Le riforme dei campionati non si fanno al bar”. Saranno fischiate le orecchie a qualcuno nel leggere le dichiarazioni di Danilo Coppola (Associazione Italiana Calciatori) sulle colonne di TuttoC nell’intervista di Sebastian Donzella. Una tirata d’orecchie verso la Lega Nazionale Dilettanti che continua a veicolare l’ipotesi di una B a 40 squadre volta a cancellare la C. Capiamo il desiderio di accrescere il proprio peso politico da parte di Sibilia, mettendo il cappello sopra la Lega Pro, ma questa idea è stata già bocciata con forza sia dalla terza serie sia dalla B, dove la maggior parte dei presidenti l’ha scartata fin da subito. D’altronde un campionato che già gode di scarso appeal mediatico con 20 squadre, crollerebbe ulteriormente di interesse passando a 40. Per non parlare del merito sportivo: praticamente chiunque potrebbe partecipare alla cadetteria. Molto più sensata la riforma ipotizzata da Gabriele Gravina di una C d’élite a 20 squadre con il ripristino di un campionato cuscinetto (la vecchia C2) tra la Lega Pro e i Dilettanti. Questa categoria potrebbe essere composta da 40 squadre suddivise in 2 gironi, anche se circola pure l’opzione di tre gironi per aree geografiche (Nord-Centro-Sud). Se ne riparlerà a partire dalla prima settimana di giugno in Consiglio Federale. Al momento però i lavori, nonché i possibili cambi di format, dovrebbero riguardare più la stagione 2021/22 di quella in arrivo. Occhio anche al semi-professionismo: per introdurlo serve la modifica della legge 91. Tradotto: senza un intervento concreto del Governo è solo fumo negli occhi. Almeno ad oggi. Occhio quindi agli incantatori di serpenti e ai cantastorie. Come la favoletta delle Squadre B. Ve la ricordate? Sembrava che il calcio italiano non potesse farne a meno, con le big di Serie A a forzare la mano perché fossero introdotte in terza serie dopo un lungo tira&molla durato più di 12 mesi. A distanza di qualche anno - possiamo dirlo senza timore di essere smentiti -  è stato un flop colossale. L’ha fatta solo la Juve e con risultati da zero a zero...

Tra un polemica e una discussione nel mondo della terza serie è scattato il valzer degli allenatori. Il Piacenza punta su Luciano Zauri, desideroso di riscatto dopo l’esonero di Pescara, per il post Franzini, mentre il grande sogno del Palermo si chiama Roberto Boscaglia, sotto contratto con l’Entella fino al 2021. I rosanero possono giocare i jolly Castagnini e Sagramola che lo conoscono bene dai tempi di Brescia, anche se la concorrenza da battere resta elevata. Rinnovo meritato per Michele Mignani a Modena, il cui arrivo al capezzale di una squadra malandata ha avuto effetti taumaturgici. Cambierà probabilmente timoniere anche la Juventus U23: con diverse idee sul tavolo, da Andrea Pirlo a tecnici emergenti di categoria. Riflessioni in corso a Catanzaro e Avellino, dove le permanenze rispettivamente di Auteri  e Capuano non sono affatto scontate. Sembrano destinate a cambiare guida tecnica pure Mantova, FeralpiSalò e Novara, mentre per l’Imolese c’è in pole Davide Dionigi, vecchia conoscenza dai tempi di Cremona del nuovo dt Zocchi. Questo è soltanto il primo giro: il valzer delle panchine è soltanto all’inizio...

Nicolò Schira

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