Il punto sulla Serie C (di Nicolò Schira)

26.09.2019 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: oasport.it
Nicolò Schira
Nicolò Schira

La scossa c'è stata, ma è ancora presto per parlare di effetto Vivarini. Il Bari pareggia 1-1 contro il Monopoli nella prima del nuovo tecnico e lancia un segnale al campionato. Il copione è cambiato: da timido e remissivo made in Cornacchini ora l’organico biancorosso potrà sprigionare tutte le sue potenzialità con il tecnico abruzzese al timone. Gioco ficcante e propositivo per 50 minuti prima che finisse la benzina. Viatico ben augurante dato che Vincenzo Vivarini ha avuto poco più di 24 ore per insediarsi e preparare la sfida. Una scelta benedetta dal patron De Laurentiis che voleva un tecnico capace di coniugare gioco e risultati. Per questo l’opzione Fabrizio Castori, un risultatista per usare un termine particolarmente in voga nelle ultime settimane, non è decollata. Vivarini, invece, risponde al diktat presidenziale e il contratto siglato fino al 2021 testimonia la volontà comune di aprire un ciclo e andare avanti insieme anche in Serie B. Vincenzo non è tipo che ama particolarmente la luce dei riflettori ed è refrattario alle apparizioni televisive. Un limite per un allenatore bravissimo nel lavoro quotidiano sul campo, ma poco mediatico in un’epoca in cui apparire conta spesso più che essere. Anche per questo forse in carriera ha ottenuto meno di quanto avrebbe meritato. Vivarini però è bravo e lo dimostrano i complimenti che gli aveva rivolto, quando guidava l’Empoli, un certo Josè Mourinho, ma sopratutto la grande stima nei suoi confronti da parte di Maurizio Sarri. L’attuale trainer della Juventus, infatti, lo voleva al Chelsea come suo assistente nella scorsa stagione. Un corteggiamento insistente, ma Vivarini ha preferito restare ad allenare in B accettando la chiamata (molto meno remunerativa dal punto di vista economico) dell’Ascoli. Quella Serie B che rimane l’obiettivo da centrare e per la quale non saranno lesinati sforzi a gennaio, dove i pugliesi potrebbero intervenire sul mercato per rinforzarsi ulteriormente. Vivarini di punte se ne intende, visto che da calciatore è stato un attaccante letale tra C e D. Sotto la sua guida e valorizzati dai suoi schemi offensivi sono esplosi e hanno segnato a raffica Lapadula, Donnarumma e Caputo tanto per citare tre nomi di goleador che militano nella massima serie. Nel mercato invernale potrebbe arrivare dalla Juventus Eric Lanini, che in bianconero con l’Under 23 sta trovando poco spazio e scalpita dopo la grande annata vissuta con l’Imolese. Con l’avvento dell’allenatore abruzzese riprenderà spazio nelle vesti di team manager pure Ciccio Brienza, che con Cornacchini non aveva particolarmente legato. Un elemento che potrà essere utilissimo per fare da collante tra tifoseria, calciatori e allenatore. La mossa Vivarini potrebbe aver dato la sterzata giusta al Bari per tornare in alto.

Lo stesso obiettivo di chi qualche stagione fa avrebbe potuto lavorare con Vivarini proprio a Bari. Estate 2017, prima di scegliere Fabio Grosso come timoniere Sean Sogliano aveva provato a prendere proprio il neo tecnico dei pugliesi, che invece si accasò a Empoli. Due anni dopo Sogliano con il suo Padova veleggia al primo posto del girone B (5 vittorie e un pari in 6 giornate) e rincorre l’immediato ritorno al piano di sopra. Il diesse figlio d'arte in estate ha costruito un ottimo organico, mixando tra scommesse (Gabionetta, Bunino e Soleri) e certezze (Ronaldo, Mokulu, Germano, Pelegatti) per la categoria. Un modus operandi perseguito fin dai tempi del Verona dove regalò una seconda giovinezza a Luca Toni, lanciando al tempo stesso Iturbe e Romulo. Un lavoro straordinario quello del triennio gialloblù che gli aveva spalancato le porte del Milan, dove Barbara Berlusconi progettava le defenestrazione di Galliani e Braida (operazione riuscita a metà) per dare i pieni poteri dell'area tecnica all'uomo-mercato varesino. Le cose però presero tutt'altra piega e Sogliano dopo aver assaporato il Milan ripartì...da Carpi! Errore madornale che ne ha ridimensionato l'ascesa e rallentato bruscamente la carriera. In Emilia, infatti, la longa manus di Giuntoli da Napoli e il forte ascendente sul patron Bonacini inghiottirono Sogliano, che non riuscì a imporre le sue idee e dopo tre mesi disse addio. Meglio stare a casa che fare la marionetta di altri, il succo della storia. Sogliano come Vivarini resta un eccellente professionista e un grande talent scout, tra i i più preparati in circolazione, ma con lo stesso limite dell'allenatore abruzzese: la scarsa mediaticitá. Basta andare su google, dove a fatica si troveranno più di 10 interviste rilasciate dal direttore sportivo in 15 anni di carriera. Un'allergia alle dichiarazioni che l'ha reso meno appetibile agli occhi di tanti presidenti nonostante un curriculum nettamente migliore di tanti colleghi che non distinguono un terzino destro da un esterno sinistro. Sogliano poi è un direttore vecchia maniera, uno di quelli che vuole incidere a trecentosessanta gradi nella gestione del club alla Corvino, Lo Monaco e Marino. Un direttore che chiede piena autonomia e libertà d'azione ai presidenti, che invece oggigiorno amano essere loro protagonisti in prima persona nelle trattative. Dopo essere stato sondato da Bologna e Roma nei mesi scorsi, Sean a luglio ha scelto di ripartire a sorpresa dalla Serie C insieme al suo braccio destro Fabio Gatti. Un passo indietro e un rischio boomerang qualora non dovesse centrare il salto di categoria. Scelta motivata, però, dalla possibilità di poter lavorare alla sua maniera. Senza imposizioni o condizionamenti altrui. Mica poco in un calcio italiano, dove ci sono sempre meno direttori e sempre più portavoci. Eh già, perché se i giocatori non li scegli tu ma ti vengono imposti da procuratori vicini alla proprietà è inutile poi prendersi oneri e onori. Scelte filosofiche: meglio stare in Serie A e contare come il due di picche o essere artefici del proprio destino ma in categorie inferiori? Il dibattito è aperto, ma personalmente stiamo con la scelta di Sogliano. Se sei bravo, devi poterlo dimostrare. Se altresì sei scarso, giusto accontentarsi e fare la "testa di legno" di qualcuno, che ti manovra da lontano come una marionetta. 

Varese accomuna Sogliano e Mauro Milanese. Il club biancorosso, infatti, è stato il trampolino di lancio per entrambi verso la carriera dirigenziale. In questi anni l'ex terzino di Napoli e Inter ha dimostrato di saperci fare, sfiorando la promozione in A con i lombardi e riportando nel calcio professionistico l'amata Triestina con la quale a giugno ha perso i playoff per la B. In estate Milanese è ripartito con Pavanel in panchina, nonostante la delusione della finale persa contro il Pisa al Nereo Rocco. Una amarezza fortissima che aveva lasciato ferite aperte e scorie nell'ambiente come ha testimoniato il balbettante avvio di stagione, nonostante un organico di prim'ordine. Comprensibile e condivisibile la scelta di voltare pagina, esonerando Pavanel ma serviva una miglior programmazione. A oggi, infatti, rischia di essere un salto nel buio e sarebbe paradossale. Bepi Pillon era il prescelto, ma l'accordo non è stato trovato nonostante l'allenatore di Preganziol avesse dato una disponibilità di massima. Il nodo relativo ai collaboratori che il tecnico voleva con sè ha fatto saltare il banco. Una fumata nera che ha lasciato Milanese con il cerino in mano. L'ex Pescara era appunto l'uomo giusto al posto giusto per rivitalizzare Trieste. Serse Cosmi, infatti, aspetta una chiamata dalla B, nel frattempo si diletta come opinionista domenicale a Quelli che il Calcio su Rai2. Andrea Sottil è ancora vincolato al Catania e non convince appieno, mentre la scelta di puntare su Carmine Gautieri sarebbe un salto nel buio. Milanese ha già avuto il tecnico campano a Varese dove lo esonerò. Non esattamente il migliore dei biglietti da visita. Inoltre in carriera Gautieri da subentrante non ha mai dato la svolta, finendo spesso per essere a sua volta cacciato (Varese e Ternana). Le ultime annate del Gaucho - dopo il brillante biennio di Lanciano - poi sono state da incubo (esoneri a Livorno, Varese, Terni e Pisa) e a Trieste serve un timoniere ben più esperto e rodato per ridare l'assalto alla B. La squadra è forte e ha tanti giocatori importanti per la categoria (Granoche, Costantino, Ferretti, Malomo, Maracchi, Gatto e Lambrughi). Ergo i giuliani hanno ancora tutte le carte in regola per vincere il campionato come testimonia il 3-0 di Arzignano (doppietta di Costantino che Pavanel relegava troppo spesso in panchina). O quantomeno provarci fino alla fine. A patto di non bucare la scelta del nuovo tecnico. Milanese deve trovare in fretta la via d'uscita per non gettare alle ortiche quanto di buono costruito finora: vietato sbagliare...

Chi invece ha sbagliato e ormai sta perseverando diabolicamente negli errori da anni è la FeralpiSalò. Proprietà ricca e società organizzata (con un settore giovanile e il progetto Quarta Categoria come fiore all'occhiello) a cui però manca sempre qualcosa per fare il salto di qualità. Tanti ottimi campionati in zona playoff, ma mai realmente competitiva per il grande balzo in B. La prova disastrosa di oggi pomeriggio contro il Fano ha fatto perdere la pazienza al patron Giuseppe Pasini, che ha optato per l'ennesimo ribaltone della sua gestione: silurato Damiano Zenoni e ora caccia al sostituto. Andiamo per gradi: un errore confermare l'ex guida della Berretti reduce da un dignitoso finale di stagione, seppur senza picchi, alla guida della Prima Squadra. Un azzardo per chi ambisce al salto di categoria. Come affidare una fuoriserie a uno senza patente. L'avvio flop non ci sorprende e il ribaltone in panca ordinaria amministrazione. Adesso servirebbe un condottiero alla Pierpaolo Bisoli (cercato ma non ha ancora sciolto le riserve), intanto la dirigenza gardesana ha allertato Alessandro Calori, da almeno tre anni un pallino di Pasini e corteggiato più volte già in passato. Sullo sfondo la soluzione interna Alex Pinardi, di cui si dice un gran bene ma che rischierebbe di essere mandato allo sbaraglio e bruciarsi. Riflessioni d'obbligo e come a Trieste l'imperativo è uno solo: non steccare la scelta dell'allenatore per evitare di ritrovarsi fuori dai giochi in anticipo. 

Spettri inquietanti starebbero aleggiando nei dintorni di Rieti. Il patron Curci appare esausto e a fine corsa. Neppure la cessione a fine mercato di Gondo alla Lazio (che poi l'ha dirottato in prestito alla Salernitana) dell'amico Lotito ha ridato ossigeno alla sua avventura e sembra realmente intenzionato a passare la mano. Decisione legittima, ci mancherebbe e non è questo il punto. La questione che ci preme sottolineare ed evidenziare riguarda i possibili acquirenti. Nomi che spaventano un po', dato il curriculum tutt'altro che immacolato, ovvero il duo Bobo Lamanna&Emmanuel Schelotto, quest’ultimo fratello del calciatore Ezequiel Schelotto (in passato all’Inter e attualmente al Brighton). Il destino del tecnico Alberto Mariani sarebbe già segnato, infatti i possibili nuovi proprietari vorrebbero puntare sulla coppia Gigi Paverese (diesse)-Eziolino Capuano (allenatore), che insieme hanno già lavorato a Modena. Due personaggi scafati e abituati alle imprese disperate, ma non sono loro a essere sotto la nostra lente d’ingrandimento. A preoccupare è la presenza di Lamanna, che l’anno scorso era il dirigente di riferimento del Cuneo e sappiamo tutti com’è finita. Piemontesi non iscritti dopo mesi travagliati tra stipendi non pagati e problematiche varie. Tante promesse (stadio nuovo e magnati malesi pronti a finanziare la società) non mantenute e una lunga fila di creditori. Speriamo che in terra laziale non ci sia spazio per un remake. Sarebbe il caso di tenere gli occhi aperti. Noi lo faremo, ci auspichiamo che il presidente di Lega Francesco Ghirelli e i suoi collaboratori facciano altrettanto...

Nicolò Schira

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