Il punto sulla Serie C (di Ivan Cardia)

28.06.2021 12:00 di Roberto Krengli Twitter:    vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Ci siamo, ci risiamo. Puntuale al passaggio da una stagione all’altra, il momento della verità. Oggi scade il termine per depositare la domanda di iscrizione al prossimo campionato, corredata dalle formalità richieste.

Poi tutto passerà al vaglio della CoViSoC. La sensazione, va detto, è quella del cauto ottimismo: di situazioni da monitorare con particolare attenzione ve ne sono diverse, ma alla fine le mancate iscrizioni potrebbero essere molto limitate dal punto di vista numerico. Condizionale d’obbligo, perché come detto le società dovranno rispettare tutti gli adempimenti richiesti e quest’anno, ancora gravate dal fardello del Covid, ci sono per esempio anche le rateizzazioni di eventuali pendenze con l’Erario da tenere in considerazione. Ma comunque, appunto, cauto ottimismo. Su cui urge qualche considerazione.

Intanto, è l’ennesimo giorno della verità, come si diceva. Da questo punto di vista, la sfida e l’obiettivo dovrebbe essere quello di non averne più bisogno in futuro. Intendiamoci: fallimenti e disavanzi ci saranno sempre, nel calcio come in altri settori, ma un campionato normale parte dal presupposto che la capacità di iscriversi delle sue partecipanti non sia una questione aperta e calda ogni anno. Altrimenti, è evidente che non sia sostenibile. Discorso (leggermente) diverso vale per le società destinate a salire dalla D: essendo la Serie C una cerniera tra dilettantismo e professionismo, in quelle situazioni è fisiologico che il passaggio non sia scontato. Forse il salto è troppo lungo e servirebbe uno step intermedio rispetto alla piramide attuale. Ma sono argomenti che da queste parti avete letto a iosa.

Nel titolo finisce il Catania, un po’ perché è la città più grande tra quelle che aspettano notizie dalla giornata di oggi, un po’ perché è la situazione nella quale in tutta franchezza ci si è capito meno. Davvero molto poco. Se altre società, ciascuna nella sua diversità, sembrano già dirette in un senso o nell’altro, alle pendici dell’Etna è tutto ancora in divenire. Facendo un passo indietro, non è chiaro perché sia saltata la lunga trattativa con Tacopina: può stare simpatico o antipatico, di sicuro è nel calcio per un interesse economico (il che non è un male, per inciso), ma finora nella sua carriera ha dimostrato di essere serio e di saper raggiungere i propri obiettivi, basterebbe chiedere a Bologna o Venezia. Arrivando all’attualità, sarebbe un peccato vanificare la colletta dei tifosi, sulle cui modalità di svolgimento peraltro qualche sopracciglio viene da alzarlo ma che ha portato parecchi soldi in cassa, non iscrivendo la squadra. L’augurio è che avvenga, per Catania, per il Catania e per l’intera Serie C.

Restiamo a sud, perché un’altra costante del dibattito attorno alla terza serie è che il girone C, quello meridionale, sia una sorta di B2. Il prossimo anno, in effetti, sarà a grandi firme: Bari, Catania, Palermo, Avellino, Pescara, Foggia, Taranto, Messina, Catanzaro, Cosenza e chi abbiamo tenuto fuori speriamo non si offenda. Sono alcune tra le più grandi città italiane, in due-tre casi decisamente fuori categoria come piazze, specie se si considera che in B il meridione sarà molto poco rappresentato e in A tenuto in piedi solo dal Napoli e (forse) dalla Salernitana. Ecco. Lo scrivo da uomo del Sud: la retorica delle grandi piazze non ha mai portato risultati. Basta vedere agli ultimi anni, non ultimo il campionato appena concluso in cui di fatto (Ternana dal girone C, ma definire Terni parte del Sud Italia risulta complicato) dal nostro meridione non è salita alcuna squadra. È una retorica, quella delle grandi città e delle grandi tifoserie, che non aiuta nessuno, in primis non aiuta le squadre meridionali a salire di categoria: ci sono, città e tifoserie, ma non vincono i campionati. Quelli si conquistano con altre cose, a partire dalla programmazione. Sarà un Girone C grandi firme ? Come città sì, e sarà un piacere raccontarlo. Ma dobbiamo uscire dalla retorica delle grandi piazze.

Ivan Cardia

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