Il punto sulla Serie C (di Ivan Cardia)

25.01.2021 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Domenica che vai, polemica che trovi. Tutto normale, per carità, in un Paese con sessanta milioni e passa di commissari tecnici. Figuriamoci nel campionato che rappresenta più di tutti l’Italia, il suo territorio, le sue differenze. E i suoi campanilismi. Un altro calcio è possibile ? Forse no, e forse non ci piacerebbe neanche più di tanto. Però, dato che siamo agli albori di un percorso di riforma (ci si augura), qualche correttivo qui e lì lo si può pure pensare. Senza scomodare stravolgimenti del format e del modo di intendere il nostro sport preferito.

Prendiamo il calciomercato. Durante il campionato è un problema. Non per noi giornalisti, anzi: ci andiamo a nozze. Però per chi va in campo sì, e anche perché tante volte tocca leggere smentite più o meno credibili, solo perché comprensibilmente due giorni dopo si va in campo e i rumor distolgono. Così, perché non tornare sul tentativo già fatto (non fino in fondo) un paio di stagioni fa? Venti giorni di pausa del campionato a gennaio, per portare avanti e chiudere le trattative. Leverebbe a noi un po’ di malizia e ai diretti protagonisti un po’ di imbarazzo, più o meno tutti contenti. Tanto gli affari last minute si chiudono all’ultimo giorno, sempre e comunque, che sia l’ultimo di una settimana, di un mese o di un anno. Mi rendo conto che in questa stagione, compressa e frenetica, sarebbe stato impossibile. Dall’anno prossimo, però, può essere una idea. Neanche nuovissima, per la verità, e neanche solo per la Serie C.

Polemiche, dicevamo. Altra giornata, altro giro. Non entro nel merito, per esempio di quelle alzate dall’Arezzo o dal Potenza. Però, giornata dopo giornata, anche grazie alla rubrica curata dal nostro Luca Esposito (che non può vedere tutto, e per questo alle segnalazioni siamo sempre aperti), registriamo un generale impoverimento della classe arbitrale. Visibile anche in Serie A, sia chiaro, e questo è un problema che bisogna affrontare: gli arbitri possono sbagliare, nulla quaestio. Però pesano sui destini di un campionato, anche a chi come il sottoscritto odia discutere di errori dei direttori di gara.

A proposito di idee, in settimana abbiamo dato un certo spazio avanzata a quella di un centro sportivo toscano, il Lebowski, che ha avanzato un nuovo format di Coppa Italia. Una per tutti, in cui le big rischiano già dai trentaduesimi di finale. Così anche in Italia potremmo avere i Marine o gli Alcoyano di turno, che sognano e a volte riescono pure nell’impresa. Quanto fu meraviglioso il Pordenone a San Siro qualche anno fa? Entusiasmò anche chi i neroverdi non li avrebbe neanche saputi collocare sulla cartina geografica. Poteva essere l’occasione da cogliere al balzo per capire che un’altra Coppa Italia avrebbe avuto un fascino diverso, s’è persa nel cassetto. Rimettiamo tutto in gioco, perché no. Ultime due righe sui controlli, su queste proprietà ballerine, sul fatto che al calcio si possa avvicinare chiunque, promettere qualsiasi cosa, concretizzare meno di nulla. E poi non gli succede niente, come se nulla fosse, come se in gioco non vi fosse la passione di tanti sportivi ma soprattutto il lavoro di tante persone. S’è fatto tanto, bisogna fare ancora di più, molto di più, anche grazie alla politica che deve intervenire.

Salutiamoci con una vicenda paradossale. Piccola premessa: non conosco Sandro Pochesci e, visto da lontano, non ho motivi per averne simpatia o antipatia. Ottimi risultati nelle serie inferiori, ma dichiarazioni ben più altisonanti. Poi magari ci si conosce, ci si prende un caffè o una birra, e l’impressione può essere diversa. Ma la premessa serve a chiarire che non ho alcun motivo personale per sostenere che quanto accaduto in settimana sia stato inspiegabile, almeno a vedere i risultati. Sulla stagione del Carpi s’è già scritto e si scriverà:  pochi giorni fa era stato buon profeta, su queste colonne, Nicolò Schira col suo figli e figliastri. A stretto giro di posta, ecco l’esonero di Pochesci. Sostituito nel giro di un’oretta da Luciano Foschi, ottimo professionista e che giustamente ha accettato un lavoro che gli è stato proposto, ma che forse la società teneva nascosto nell’armadio mentre decideva ed effettuava l’esonero di Pochesci. Arrivato poco tempo dopo l'altrettanto incredibile e inspiegabile separazione dal dg Morrone, ma soprattutto dopo che lo stesso Pochesci aveva guidato un gruppo di giovanissimi a un piazzamento in classifica più che dignitoso, con nove esordienti assoluti, due partite da recuperare rispetto alle concorrenti dirette, oltre 200 mila euro derivanti dal minutaggio in cassa. Roba da fargli un applauso, e invece no: esonerato. Incredibile.

Ivan Cardia

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