Il punto sulla Serie C (di Ivan Cardia)

11.01.2021 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Nella folcloristica stagione 2020/2021 non ci facciamo mancare davvero niente. Ci lasciamo dietro un’altra domenica strana, in un campionato che resta difficile da portare a termine. Figuriamoci se qualche simpaticone decide che è il momento per derubare gli spogliatoi di una squadra: è accaduto a Caserta, prima della gara (poi per fortuna giocata) contro il Catania. Ecco, non è che tutti dobbiamo volere bene al calcio per forza, ma se ci si mettono di mezzo pure i delinquenti comuni diventa ancora più difficile arrivare al traguardo, per società che in generale già stanno facendo una fatica tremenda a portare avanti la stagione. A Catanzaro, poi, ecco la nebbia: sospesa e infine rinviata la partita contro la Viterbese, con la speranza che il recupero sia quasi immediato perché altrimenti altro giro di tamponi e altri costi. Due episodi curiosi, in una giornata segnata anche da due tentativi di fuga.

Al sud mi sembra che la Ternana scappi, dopo una domenica vissuta sull’ottovolante: il Bari avrebbe meritato la vittoria contro la Turris e ha avuto una sfortuna tremenda, mentre per le Fere sono stati determinanti anche gli episodi nel successo contro il Monopoli. Firmato Defendi, che a Terni è capitano e beniamino, ma un pezzo di cuore l’avrà pur lasciato in biancorosso. Sta di fatto che la squadra di mister Lucarelli prende, con merito, un distacco davvero difficile da rimontare: se continuano a questi ritmi, gli umbri “rischiano” di fare come e meglio della Reggina di un anno fa. L’altra fuga, per ora abbozzata, è quella del Renate che alle sue spalle ha ovviamente Alessandria e Como, entrambe con una partita in meno perché si dovranno sfidare. Il primato dei brianzoli è l’indiscussa sorpresa di questa stagione. E pone qualche interrogativo in ottica futura. Ci arriviamo.

Tra poche ore si celebrerà, a meno di sorprese davvero clamorose, la rielezione del presidente di Lega Pro, Francesco Ghirelli. I numeri sono dalla sua, in un quadro che dovrebbe vedere completata il 22 febbraio prossimo la conferma pressoché integrale dell’attuale governance delle componenti FIGC. In soldoni, la rielezione anche del presidente Gravina, al quale curiosamente l’ultimo assist arriva da Carlo Tavecchio, la cui elezione in Lombardia spegne le ultime speranze di Cosimo Sibilia. Che v’interessa di tutto questo ? V’interessa, cari lettori, perché da questi noiosi passaggi politici dipende il futuro del pallone italiano per come lo conosciamo. Cosa c’entra il Renate primo nel Girone A ? C’entra perché tra le varie ipotesi che circolano sulle riforme da fare, ciclicamente spunta l’ipotesi di una Serie C d’élite. Ecco, il Renate c’entra perché, senza false ipocrisie, per certi aspetti sarebbe logico pensare che i criteri per una simile competizione terrebbero fuori una piazza storicamente piccola. E invece la Serie C di oggi è bellissima perché anche il Renate può sognare la Serie B. E attenzione, lo fa con merito, con programmazione, gioco, con una società seria che d’élite lo è eccome. Perciò, nel cambiare il calcio, servirà grandissima attenzione a capire quali e dove sono le eccellenze, come il Renate, senza preconcetti e pregiudizi, e senza criteri “vecchi” che non sempre raccontano la realtà che stiamo vedendo.

Più in generale, nel programma del presidente Ghirelli (decisamente più corposo rispetto a quello dello sfidante Borghini) si guarda a dove eravamo e a dove vogliamo andare. Ecco, sono effettivamente importanti entrambe le cose. Nel valutare gli ultimi due anni, a seconda delle proprie idee, si tende a denigrare o esaltare il lavoro svolto. Partivamo dal basso, veramente dal basso, da Pro Piacenza-Cuneo, da un campionato record per punti di penalizzazione. Lì non ci siamo più, per fortuna. Ma siamo ancora nel mezzo della tempesta, a tutti i livelli se si pensa che persino alcune big di Serie A sono indietro con il pagamento degli stipendi. Le sfide del domani devono tenere conto di dove eravamo, di dove siamo, di cosa abbiamo fatto nel mezzo. E non darsi risposte prima di essersi fatti le giuste domande. Per esempio, per tornare alla C d’élite, che sinceramente non so se e quanto sia davvero nei pensieri di chi governa e governerà il calcio, credo che il peccato originale sia stato abbandonare la ripartizione tra C1 e C2. Ma non si può semplicisticamente pensare di tornare indietro di parecchi anni, perché il mondo per esempio è cambiato. Stesso discorso sulle famose 60 società di Serie C: sono tante, prendere le forbici e tagliare non è la soluzione. Servono modifiche che coinvolgano anche le responsabilità della politica, serve chiedersi dove vogliamo andare: come coinvolgere i giovani, che il calcio giocato non lo guardano più perché è troppo spesso noioso; come mettere in linea di galleggiamento una barca che affonda; come ripensare un mondo del lavoro che è fermo a una legislazione ormai preistorica. Serve capire perché nonostante tanti controlli ci siano ancora situazioni ben poco cristalline, o perché nessun’altra grande ha aderito al progetto seconde squadre. Tra poche ore si celebrerà un (primo) passaggio cruciale non per quel che è stato, ma per quel che sarà.

Ivan Cardia

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