Il punto sulla Serie C - La frenetica rincorsa alla ripresa (di Ivan Cardia)

18.05.2020 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Una settimana fa leggevamo di fughe in avanti della Lega Pro, dopo l’assemblea che chiedeva a larghissima maggioranza la sospensione del campionato al Consiglio Federale. Oggi siamo all’inizio di un’altra settimana, ancora una volta decisiva, ma questa volta con ottime probabilità lo sarà davvero, per capire cosa succederà al calcio italiano. E, più che fughe in avanti della Serie C, ci pare che sia tutto il resto del gruppo a muoversi a rilento. O quantomeno, a casaccio. 

Il balletto continua. FIGC e CTS trovano un accordo per il protocollo, poi arriva la Lega Serie A, che lo aveva proposto, e cambia le carte in tavola. Ora nuovi confronti, consulti e qualche altro insulto: la richiesta è quella di cambiare quei due-tre punti su cui il governo e i suoi consulenti sono stati sempre fermissimi, inossidabili. Dal calcio filtra ottimismo, dalla politica pure ma anche no a fasi alterne, in concreto siamo al 18 maggio e ci si continua ad allenare a distanza. Magari da domani no, ma a questo punto chi lo sa. In tutto ciò, si sta discutendo del e litigando sul protocollo per le sessioni collettive: quello per le partite è in altissimo mare, con la convinzione che il passogio dall’uno all’altro dovrebbe essere bene. Ma di convinzioni sballate ne abbiamo viste crollare fin troppe.

Intanto, un assist il governo alla FIGC l’ha dato, eccome. Non certo nella direzione della ripresa, però: con il DL Rilancio, che aspettiamo tutti ansiosamente di vedere in Gazzetta Ufficiale a diversi giorni dal suo annuncio, la Federcalcio ha un potere pressoché assoluto sulla stagione in corso e anche sulla prossima. Il risultato? Qualunque sarà la decisione che arriverà, chi vorrà avversarla si confronterà con un percorso giudiziale brevissimo, anche a costo di risultare approssimativo a giudizio di diversi esperti. Non è un errore: lo scenario dei ricorsi è il più paralizzante e spaventoso, anche a livello di immagine. Le questioni in sospeso per ripartire, però, sono tante e tali che più tempo passa e meno ne abbiamo per ripartire in maniera seria. Oggi parliamo del protocollo, domani dovremo parlare dei contratti, che in Serie C pochissime società sono davvero disposte a prolungare oltre il 30 giugno, poi chi lo sa. 

La verità è che tutti aspettano la Premier League, altro che la Bundesliga. Il cui ritorno in campo, peraltro, sarà un pessimo spot per le squadre inglesi, che ritengono indispensabile una cornice adeguata di pubblico, e probabilmente non sbagliano. Di conseguenza, sapremo dove andremo quando si saprò dove andrà l’Inghilterra. E anche loro sono messi così così, per la cronaca. Quindi ? Quindi aspettiamo, e ci può stare. Ma la Serie A, mica le altre. Per le categorie inferiori, dire stop non è fuga in avanti: è banale, dolorosa, triste accettazione della realtà. Quanto all’aspro dibattito sulla quarta promossa, due considerazioni: chi scrive, in tutta onestà, avrebbe optato per evitare la quarta promozione. Detto questo, la scelta del merito sportivo è arrivata a maggioranza. E, se qualcuno non ha capito per cosa ha votato, come ha osservato qualcuno alle assemblee si arriva preparati, non con i compiti divorati dal cane. Se poi discutiamo il principio per cui il voto dei piccoli vale quanto quello dei grandi, ricordiamoci che stiamo parlando di sport, dove per definizione si parte tutti uguali, almeno nel voto. E rendiamoci conto che siamo in un sistema dove persino la Serie A ha un peso secondario in Consiglio Federale: se vogliamo cambiare le regole, partiamo da questo. Da ultimo, una piccola risposta personale a chi osserva che qui si critica e basta. Al di là del fatto che criticare le sguaiate frecciate tra il ministro dello sport e la Serie A (sguaiate da entrambi i lati, intendiamoci) non ci sembra una cosa sbagliata. Poi, di proposte ne possiamo fare: Champions sì, il prima possibile, poi calciomercato in estate e calcio nazionale solo a settembre, senza tifosi ma organizzati per convivere col virus, se sarà davvero così. Nel frattempo, ridiscutiamo il sistema: semiprofessionismo in C, per quel che qui ci interessa, senza farla sparire. Ma anche una legge sugli impianti, che consenta di farli davvero. Via il decreto dignità, perché poi tanto lo sport in maniera abbastanza ipocrita lo si salva con il prelievo sulle scommesse sportive, che peraltro nella maggior parte dei casi sono legate al calcio. Riforma della FIGC, perché in tutta onestà è irragionevole che la A pesi meno della C e della D. Riforma dei diritti televisivi, la dipendenza dai quali è l’unica vera ragione per cui stiamo ancora discutendo e assistendo a un continuo rimpallo di responsabilità. Di proposte ne possiamo fare all’infinito. Per ora siamo fermi alla discussione incentrata sull’ossessiva necessità di ripartire, anche se quelli che non vogliono farlo sono in maggioranza. È solo che lo dicono a bassa voce.

Ivan Cardia

-