Il punto sulla Serie C (di Tommaso Maschio)

Quando conosceremo la nuova categoria del Novara, abbandoneremo 'Il punto sulla Serie C' e proporremo un altro editoriale
11.08.2021 12:00 di  Roberto Krengli  Twitter:    vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Tommaso Maschio
Tommaso Maschio

La lunga estate della Serie C andrà in archivio nella giornata di oggi con la decisione del Collegio di Garanzia del Coni per determinare la sessantesima squadra della prossima Serie C e sostituire l'odiosa X dal calendario del Girone B inserendo il nome del Fano o della Pistoiese, le due squadre rimaste in corsa per occupare quella casella.

Potrebbe essere l'ultima volta che queste vicende giudiziarie monopolizzino l'attenzione nel corso dell'estate creando anche delle disparità di preparazione e costruzione della squadra fra coloro che sono certe di partecipare e chi invece è costretta a partire con oltre un mese di ritardo rispetto alle avversarie, e quasi a ridosso dell'avvio del campionato, a causa di decisioni che - logicamente – richiedono tempi tecnici che mal si adattano ai tempi del calcio, nonostante negli ultimi anni si siano velocizzati notevolmente.

Dal prossimo anno infatti, almeno nella testa del presidente Ghirelli, ripescaggi e riammissioni dovranno essere aboliti, cosa che comporterebbe una riduzione delle squadre al via del campionato, poiché è impensabile purtroppo pensare che fra un anno non vi siano nuove situazioni problematiche legate alle iscrizioni in terza serie. Per farlo però serve una riforma generalizzata dei campionati, quella riforma di cui si parla da tempo immemore, ma che non trova mai sbocco a causa degli interessi di bottega che bloccano ogni tentativo di lavorare di sistema per cercare di rilanciare il nostro calcio sia a livello economico, rendendolo più solido e sostenibile, sia a livello d'appeal. E non basterà la creazione di una Serie C d'élite – o peggio ancora di una Serie B a 40 squadre spalmate su due gironi che sarebbe solo deleteria per due categorie su tre – per superare una fase critica del pallone che la pandemia ha solo accelerato e non certo creato dal nulla.

La riforma sarà argomento di discussione dell'autunno, ma è meglio iniziare già da ora a tenere alta l'attenzione su un passaggio fondamentale per la rinascita del nostro calcio dopo la sorprendente vittoria dell'Europeo da parte dell'Italia di Roberto Mancini. Sulla scia di questo successo bisognerebbe costruire un nuovo corso – così come sulla scia del successo della spedizione olimpica italiana (con il record di 40 medaglie conquistate) bisognerebbe ripensare a tutto il comparto sportivo investendo in infrastrutture e attività di base permettendo anche alle società sportive non legate ai corpi militari di poter portare i propri atleti a partecipare alle massime competizioni internazionali – che possa permettere al nostro calcio di tornare ai vertici europei attraendo grandi campioni nel pieno della carriera, sponsor e pubblico. Per farlo bisognerà superare i soliti egoismi che finora hanno bloccato ogni tentativo di riforma o partorito riforme monche e poco efficaci. Non sarà facile, ma per far si che questa sia l'ultima estate in cui star dietro ai tribunali più che al campo è l'unica strada che il sistema calcio può imboccare. La speranza è quella che si riuscirà a trovare una quadra, il timore - ben più alto - quello che invece così non sarà e fra qualche mese ci troveremo nuovamente a parlare dei soliti problemi irrisolti, ma non irrisolvibili, del nostro pallone.

Tommaso Maschio

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