Rassegna stampa - LA STAMPA: "Fabio Leonardi, patron della Igor volley, nell’anniversario della prima Champions: “A Berlino grandi emozioni, ora lavoriamo a un nuovo squadrone”"

19.05.2020 10:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: metropolitanmagazine.it
Fabio Leonardi
Fabio Leonardi

Quel giorno a Berlino, il 18 maggio 2019, il Coronavirus era lontano, e sul campo della «Max Schmeling Halle» abbracci ed entusiasmo erano la normalità dopo la conquista della Champions, la prima dello sport novarese. Il patron della Igor, Fabio Leonardi, conserva quel giorno tra i suoi ricordi più belli.

- C’è in particolare un’immagine che le è rimasta impressa ?

«Una è impossibile, quando l’ultimo pallone è andato giù è stata un’emozione che raramente avevo provato nella mia vita. Così come quando abbiamo alzato la coppa al cielo. Ma ci sono tante altre “cartoline” da Berlino che non dimenticherò mai».

- Ad esempio ?

«Ad esempio la mattina prima della finale, le foto che scattammo con la Lube Macerata davanti alla porta di Brandeburgo. Oppure quando mi dissero che a Berlino erano arrivati in mille, in mille da Novara, queste sono situazioni più uniche che rare. Un’altra grande emozione quando entrammo nell’arena, tutto buio, enorme, 12 mila persone, un gioco di luci incredibile. Eravamo nel palco più importante del volley europeo con due finali, una maschile e una femminile, disputate da tre squadre italiane. Io ero al settimo cielo».

- Fu anche una bella rivincita su Conegliano, che una settimana prima prese la Igor a pallate in finale scudetto.

«Vero, ma io ricorderò sempre che Barbolini aveva chiesto alle ragazze di giocare i playoff fino in fondo per mantenere il ritmo partita, aveva fatto una scelta, di puntare tutto sulla Champions».

- E lo scudetto ?

«L’abbiamo lasciato perdere, loro erano più in palla di noi. Avevamo fatto una preparazione mirata, per una partita secca».

- E i fatti vi hanno dato ragione.

«A Berlino Conegliano era arrivata con le casse di prosecco pronte per la festa, con quella supponenza tipica di chi si crede più forte. Ricordo i primi dieci punti, 9-1 per noi, c’era solo la Igor in campo, è stato un parziale che ci ha dato una carica incredibile, ai tifosi, a noi sponsor. E lì abbiamo capito che potevamo farcela».

- Era una gran squadra.

«Eravamo fortissimi, Egonu, Bartsch, Chirichella, Piccinini, Sansonna, Veljkovic e via dicendo, rifare una squadra così è impossibile. Non è solo una questione di budget, tu puoi avere anche dieci milioni, come le società turche, ma è l’assemblamento, la chimica, il gruppo, quello ti fa vincere».

- Perché non è stato possibile mantenere quella squadra ?

«Perché intanto era finito un ciclo, tante giocatrici volevano andarsene come Paola Egonu. Bartsch chiedeva più soldi e garantisco che ce l’ho messa tutta, Francesca Piccinini era a fine carriera. A quel punto la scelta migliore era di fare un campionato di transizione, e ancora siamo stati fortunati».

- In che senso ? 

«Nel senso che a chi ci critica o chi parla di stagione deludente faccio notare che siamo tuttora campioni d’Europa in carica, parteciperemo ancora al Mondiale per club in Cina, dove lo scorso dicembre ci siamo fermati a un soffio dalla finale, e siamo arrivati terzi in campionato».

- Ma che cosa è mancato quest’anno ?

«Tutto è mancato, intanto siamo andati tardi sul mercato. Poi troppi infortuni, mettiamoci anche che Brakocevic e Vasileva erano arrivate in fondo, non avevano più cattiveria e voglia di vincere. E non vado oltre».

- In che senso ?

«Basta, non voglio più parlare di quest’anno, ci ho messo una pietra sopra».

- Ai tifosi cosa si sente di dire ?

«Di starci vicino, che stiamo lavorando per loro allestendo uno squadrone. E abbiamo sempre obiettivi ambiziosi, chi mi conosce lo sa».

- Come sarà la nuova Igor ? 

«L’attacco è super, con giocatrici come Herbots, Smarzek, Caterina Bosetti e Dalderoop. Reparto centrali con la capitana della nazionale confermata, Sara Bonifacio e Washington sono tre titolari fisse, non abbiamo due titolari e un cambio. E poi Sansonna e Hancock hanno esperienza e classe da vendere».

Marco Piatti

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