In ricordo di Carlo Parola, allenatore azzurro, da calciatore 2 Scudetti (Juventus), 1 Coppa Italia (Juventus), da allenatore 2 Scudetti (Juventus), 2 Serie C (Prato, Novara), 1 IV Serie (Anconitana) !

Nel 2019 Tuttonovara ricorda, nel giorno anniversario della nascita, i calciatori, gli allenatori, i dirigenti e i membri dello staff del Novara Calcio che ora sono nell'Azzurro del cielo
20.09.2019 10:50 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: it.wikipedia.org
Carlo Parola
Carlo Parola

Il  20 settembre 1921 nacque a Torino, comune capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Piemonte, Carlo Parola, calciatore e allenatore di calcio italiano, che morì il 22 marzo 2000 a Torino, all'età di 78 anni.

Parola giocò a calcio come difensore nel ruolo di centrale dal 1936 al 1955. Fu poi allenatore di calcio dal 1955 al 1976. 

Tuttonovara gli rivolge un caro ricordo.

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Cenno biografico

Carlo Parola, rimasto orfano all'età di sette anni, si trasferì con la madre a Cuneo dove iniziò a giocare a pallone. Tornò quindi nella natìa Torino dove, contemporaneamente all'attività nella Juventus, «ai tempi in cui anche giocare a calcio in Serie A veniva considerato un divertimento», lavorò come operaio in FIAT. Con il collega Pietro Rava mise in piedi un'azienda per la produzione di palloni da calcio. Morì settantottenne, dopo una lunga malattia e in povertà, lasciando la moglie e un figlio.

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Caratteristiche tecniche

Calciatore

Negli anni alla Juventus, l'allenatore Felice Borel, grande seguace del sistema inglese, dirottò Carlo Parola (che era emerso come centravanti) a centromediano metodista, con compiti a metà fra quelli di uno stopper edi  un libero – marcatura dell'attaccante avversario e, una volta riconquistato il pallone, impostazione della ripartenza –, facendone di fatto l'erede in maglia bianconera di Luis Monti. Nonostante l'iniziale ritrosia di Parola verso questo cambiamento, la nuova posizione in campo e le conseguenti prestazioni gli diedero risalto a livello internazionale.

La sua notorietà però è dovuta soprattutto a un caratteristico gesto tecnico, la rovesciata, che il giocatore fu il primo a utilizzare con frequenza nel calcio italiano. La più famosa "rovesciata di Parola" nacque il 15 gennaio 1950, all'80' di Fiorentina-Juventus, così rappresentata dalle parole di Corrado Banchi, giornalista freelance, autore di una memorabile fotografia:

« [...] Parte un lancio di Magli verso Pandolfini. Egisto scatta, tra lui ed il portiere c'è solo Carlo Parola; l'attaccante sente di potercela fare ma il difensore non gli dà il tempo di agire. Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico. Un'ovazione accompagna la prodezza di Parola. »

Quella rovesciata è stata pubblicata in oltre 200 milioni di copie con didascalie in greco e cirillico, arabo e giapponese, ed è puntualmente riproposta ogni anno sugli album Calciatori delle figurine Panini.

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Carriera

Calciatore

Carlo Parola si dedicò al calcio dopo un breve periodo da ciclista; esordì diciottenne in Serie A con la Juventus, club di cui diverrà una bandiera, alla fine degli anni 1930, proveniente dal Dopolavoro FIAT; il giornalista e scrittore Giovanni Arpino lo ribattezzò ben presto "Nuccio Gauloises" per via del suo unico vizio, un pacchetto giornaliero di sigarette. Vinse una Coppa Italia (1941-42) e due scudetti (1949-50 e 1951-52), collezionando in tutto 334 presenze.

Nel 1954 fu ceduto alla Lazio, squadra con cui chiuse la carriera calcistica dopo aver disputato sette partite.

Per dieci volte indossò la maglia della Nazionale. Fu il solo italiano che a Glasgow, il 10 maggio 1947, prese parte alla sfida tra Regno Unito e Resto d'Europa, organizzata per l'adesione delle Federazioni dell'isola alla FIFA; malgrado la pesante sconfitta (1-6) e un suo autogol, la prestazione di Parola piacque ai club britannici che, senza esito, tentarono di offrirgli un ingaggio.

Allenatore

Una volta conclusa l'attività agonistica, Carlo Parola intraprese immediatamente la carriera da tecnico facendo da vice a Luigi Ferrero sulla panchina della Lazio nel campionato 1955-56.

Successivamente ebbe un'esperienza triennale come tecnico dell'Anconitana, portando nella stagione 1957-58 la compagine marchigiana, che aveva ereditato in IV Serie, a raggiungere la promozione in Serie C.

Nel 1959 fece un primo ritorno alla Juventus dove rimase per le successive tre stagioni, allenando la squadra affiancato, come direttore tecnico, dapprima da Renato Cesarini, poi da Gunnar Gren e infine da Július Korostelev. Quest'esperienza sulla panchina bianconera, molto positiva nel biennio iniziale grazie alla vittoria di due scudetti e due Coppe Italia – con il double nazionale del 1959-1960, il primo nella storia del club –, si concluse temporaneamente alla fine della stagione 1960-61 per alcune incompensioni con la dirigenza, da cui Parola venne tuttavia richiamato pochi mesi dopo, all'inizio del campionato 1961-62, dopo l'improvvisa partenza di Gren. La terza e ultima annata fu tuttavia fallimentare, chiusa dai torinesi al dodicesimo posto della classifica, il loro peggior risultato mai conseguito sul campo: il declino della squadra, orfana di Giampiero Boniperti ritiratosi l'anno precedente, minata dai guai fisici di John Charles e dai pessimi rapporti tra l'asso rimasto, Omar Sívori, e Parola stesso, ritenuto troppo permissivo e di poco polso, furono considerati tra le cause del cattivo rendimento.

Nel 1962 passò ad allenare il Prato, al posto della coppia Ferrero-Andreoli, vincendo il girone di Serie C e conquistando la promozione in cadetteria.

Quindi seguirono le panchine di Livorno, dal 1965 al 1967 in Serie B, e Napoli nel 1968-69 in A, quest'ultima in qualità di preparatore.

Nella stagione 1969-70 passò al Novara, ottenendo subito con i gaudenziani la promozione dalla Serie C e venendo premiato con il Seminatore d'Oro quale miglior tecnico di quel campionato; riuscì poi a mantenere i piemontesi in Serie B per un quadriennio contrassegnato da risultati che la compagine non otterrà più per decenni. A Novara scoprì e valorizzò, tra gli altri, due giocatori destinati a laurearsi di lì a breve campioni d'Italia, il portiere Felice Pulici e il centrocampista Renato Zaccarelli.

Nel 1974 rientrò per la terza e ultima volta alla Juventus, chiamato dall'ex compagno di squadra Boniperti, diventato nel frattempo presidente della società. Sostituì Čestmír Vycpálek e, al comando di una squadra collaudata e in ascesa, rivinse subito lo scudetto. Rimase un'altra stagione in bianconero, iniziata in testa e terminata al secondo posto a seguito di contrasti all'interno dello spogliatoio, specialmente tra Fabio Capello e Pietro Anastasi e il gruppo capeggiato da Giuseppe Furino e Roberto Bettega, che Parola non riuscì a sedare; la sconfitta, corrispondente all'unico titolo italiano conseguito dal Torino dopo la tragedia di Superga, convinse Boniperti al cambio in panchina, a fine stagione, con Giovanni Trapattoni. Per alcuni anni fece ancora l'osservatore per il club bianconero.

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Ecco in sintesi la carriera di Carlo Parola. Nell'ordine sono indicate le stagioni, le squadre di club (con → sono segnati gli eventuali prestiti) e le Nazionali nelle quali militò e che allenò, il numero di presenze in campionato da calciatore e, tra parentesi, il numero di gol segnati:

Calciatore

Giovanili

1936-39 - Juventus

Squadre di club

1939-54 - Juventus - 334 (10)
1954-55 - Lazio - 7 (0)

Nazionale

1945-50 - Italia - 10 (0)

Allenatore

1955-56 - Lazio - Vice
1956-59 - Anconitana
1961-62 - Juventus
1962-63 - Prato
1965-66 - Livorno
1967 - Livorno
1968-69 - Napoli
1969-74 - Novara
1974-76 - Juventus

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Palmarès

Calciatore

Club

Competizioni nazionali

Campionato italiano: 2   (Juventus: 1949-50, 1951-52)

Coppa Italia: 1   (Juventus: 1941-42)

Allenatore

Club

Competizioni nazionali

Campionato italiano: 2   (Juventus: 1960-61, 1974-1975)

Serie C: 2   (Prato: 1962-63 (girone B), Novara: 1969-70 (girone A))

IV Serie: 1   (Anconitana: 1956-57 (girone E))

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