Simone Motta, il “professore” della doppia promozione ... l'Editoriale di Simone Balocco

08.03.2018 11:00 di Simone Balocco  articolo letto 118 volte
Fonte: cittadinovara.com
Simone Motta
Simone Motta

Simone Motta, il “professore” della doppia promozione

 

L'estate 2009 è stata molto importante per la storia recente del Novara: nuovo direttore sportivo, nuovo allenatore e molti giocatori nuovi con un unico obiettivo, il ritorno in Serie B. La stagione precedente si era chiusa con un opaco ottavo posto a otto punti dai play off.

Sergio Borgo era stato sostituito da Pasquale Sensibile, Egidio Notaristefano aveva lasciato il passo ad Attilio Tesser e molti giocatori avevano lasciato Novarello per approdare in altri lidi. Salutarono la maglia azzurra Matteassi, Maggiolini, Lorenzini e Brizzi e diedero l'addio al calcio Fabio Gallo e Paolo Morganti: il centrocampista milanese da tempo è un allenatore (ora allo Spezia); “Paolino” entrò allora nei quadri societari e oggi è direttore generale del club.

Arrivarono molti giocatori interessanti: i portieri Samir Ujikani e Alberto Fontana, il difensore Andrea Lisuzzo, i centrocampisti Juliano Vicentini e Marco Rigoni e l'attaccante Pablo Andres Gonzalez. Oltre a questi, approdarono in azzurro tanti giovani di valore (Cossentino, Morandi, Coubronne, Kurbegovic e Ledesma).

Il Novara aveva un solo obiettivo: tornare in Serie B dopo trentatre anni passati tra la quarta e la terza serie nazionale. La famiglia de Salvo decise di investire, dando al nuovo allenatore una squadra capace di tornare nel secondo torneo nazionale dopo decenni di attesa.

Per fare questo, serviva un altro giocatore di categoria, quello che faceva i gol o quello che faceva in modo che si creassero le situazione affinché si facesse gol. E il direttore sportivo Sensibile fu artefice di uno scambio molto interessante: Davide Sinigaglia in Romagna, Simone Motta in Piemonte. I bianconeri erano stati promossi in Serie B, ma decisero di ripartire senza il loro attaccante principe: Motta nel campionato precedente aveva segnato 14 reti ed era stato tra i protagonisti del ritorno in B della sua squadra. Di contraltare, il Novara perdeva un attaccante di quattro anni più giovane che in azzurro non era riuscito però ad imporsi, segnando complessivamente dieci reti in due stagioni. Sulla prestazione dell'attaccante classe 1981 in azzurro invise, e non poco, il fatto che gli fu diagnosticato un tumore benigno ai testicoli cui fu poi operato.

Il nome di Motta scaldò il cuore dei tifosi azzurri ed il motivo era semplice: l'attaccante era uno che segnava e in tante occasioni era andato in doppia cifra a fine campionato. Nelle dieci stagioni precedenti, nonostante avesse giocato in molte squadre (Pordenone, Sud Tirol, Teramo, Bari, Ascoli, Rimini, Pistoiese e Cesena) aveva segnato ben 123 reti, vincendo due volte la classifica marcatori di Serie C1 con le maglie di Teramo e Pistoiese.

In un'intervista, Motta disse che sarebbe rimasto a Cesena anche perché non ebbe offerte da altre squadre di B, se non due da parte di Novara e Pescara in Lega Pro. Motta scelse il Piemonte, convinto dalla dirigenza azzurra e dal fatto che conosceva Tesser.

Con una squadra di quel tipo, i tifosi furono sin da subito entusiasti ed ebbero la consapevolezza che quella sarebbe stata la stagione della promozione. Promozione che arrivò il 25 aprile 2010: il 3-3 contro la Cremonese, in un “Piola” gremito come non mai negli ultimi anni, sancì, con due giornate di anticipo, la vittoria del campionato da parte degli azzurri. E in quella promozione, lo zampino di Motta fu determinante: 32 presenze, quindici reti tra cui quella del pareggio definitivo contro i grigiorossi. Un rigore pesante che il numero 8 di Udine non esitò a calciare.

Il giocatore fu confermato anche la stagione successiva, quella del Sogno. De Salvo non rivoluzionò la squadra, aggiungendo a quel Novara solo Morganella e Mariani fra i titolari: per il resto, in B, si presentò il Novara dei miracoli, quello che tornava in cadetteria dopo 33 anni di attesa, il Novara del double campionato-Supercoppa di Lega Pro e che aveva portato 13mila tifosi a San Siro contro il Milan. E contro i rossoneri, Motta giocò solo gli ultimi sette minuti, subentrando a Rihat Shala.

Il campionato di Serie B iniziò bene sia per il Novara che per Motta: 1-1 all'Euganeo contro il Padova con lo stesso Motta che siglò il gol del pareggio.

Quella fu la quarta stagione del giocatore in serie cadetta e, nonostante i 34 anni, fu determinante per il risultato clamoroso della squadra di Tesser: quarantuno partite totali giocate, otto reti segnate.

A dispetto della stagione precedente, il giocatore siglò la metà dei gol ma, come detto, fu decisivo grazie alla sua esperienza e al suo talento. Motta chiuse la classifica marcatori azzurra al terzo posto, dietro al tandem Bertani-Gonzalez con 34 reti, i veri protagonisti della storica promozione. Ma con otto reti c'era lui, il “professore” Motta: il giocatore esperto, l'attaccante diventato trequartista per il bene della squadra, quello che aveva preferito ripartire ancora dalla terza serie per abbracciare il progetto della società di Massimo de Salvo.

Il 13 giugno 2011 il Novara fu promosso in Serie A dopo 55 anni e Simone Motta avrebbe avuto l'occasione di giocare, per la prima volta nella sua carriera, nella massima serie nazionale, il sogno di tutti. Motta venne presentato come tutta la squadra la sera del 17 luglio 2011 in piazza Duomo e al momento della sua salita sul palco, la piazza cittadina esplose in un boato sulle note del coro “un'altra botta/Simone Motta”. Motta il 3 agosto fu però prestato alla Triestina in Lega Pro.

Che peccato: per la seconda volta era stato vicino al debutto in A come avvenne al termine della stagione 2004/2005 quando giocava nell'Ascoli e i marchigiani furono ammessi in massima serie a seguito della retrocessione del Genoa per illecito e le non iscrizioni di Torino e Perugia.

Motta scelse di tornare verso casa, anche per motivi famigliari, ma dal punto di vista “tecnico” era conscio del fatto che a Trieste avrebbe giocato molto di più che a Novara. Un ritorno nel suo Friuli dove era nato e dove aveva già giocato con Udinese e Pordenone.

I tifosi azzurri presero male questo trasferimento, sostenendo che un giocatore come Motta in Serie A, nonostante non ci avesse mai giocato e l'età non più verde, avrebbe fatto comodo. E invece gli furono preferiti attaccanti come Morimoto, Granoche, Jeda e Meggiorini (sei gol segnati in quattro) e chi doveva fare il trequartista deluse le aspettative (Mazzarani e Pinardi). Già a gennaio, per intenderci, tra molti tifosi si sperava che l'ex numero 8 della doppia promozione potesse tornare a Novarello, ma non se ne fece nulla.

Il Novara retrocesse a fine stagione e Motta, chiusa la parentesi con gli alabardati con 32 partite giocate, cinque reti e la squadra retrocessa in Serie D dopo aver perso i play out contro il Latina, tornò alla base.

Il giorno del primo allenamento della squadra a Novarello, Motta fu accolto con affetto dai tifosi, ma in cuor suo sapeva che quella sarebbe stata una stagione interlocutoria, in quanto l'attacco del Novara non avrebbe visto il giocatore classe 1977 partire titolare. E infatti a fine stagione il computo delle partite giocate dal “professore” furono solo sette. senza nessuna marcatura, giocandone solo quattro dal primo minuto.

Fino all'esonero di Tesser (avvenuto alla 12a giornata), Simone Motta giocò scampoli di partita e con il suo sostituto, Alfredo Aglietti, uscì definitivamente dai radar per poi giocare solo sedici minuti al “Rigamonti” contro il Brescia alla 30a giornata. Eppure i tifosi volevano che giocasse di più, visto il rush finale del campionato e la corsa per i play off promozione. In tutti quei mesi, Motta non disse nulla, accettò le scelte di Aglietti e si sedette tra panchina e tribuna.

Motta, nell'ultimo incontro di campionato contro la Virtus Lanciano, tornò in campo titolare dopo sette mesi e dopo undici partite consecutive tra “panca” e tribuna.

La partita, giocata sotto una leggera pioggia e chiusasi sul punteggio di 1-1, fu decisa dai due giocatori più vecchi della rosa, Simone Motta e Raffaele Rubino: assist del friulano, rete del barese. Classe '77 il primo, classe '78 anni il secondo. Novara ai play off e Lanciano salvo.

Ma durante il mese di luglio le strade di Motta e del Novara si separarono definitivamente: il 16 luglio 2013 ci fu la rescissione del contratto. Finiva la bella storia d'amore tra la squadra azzurra e il forte attaccante di Udine.

Dopo il Novara, Motta vestì prima i colori del Tamai, squadra di Serie D friulana, poi giocò con la Virtus Corno di Corno di Rosazzo, squadra di Eccellenza della provincia di Udine. Con quest'ultima vinse, tre stagioni fa, la Coppa Italia di categoria passando poi ad allenare le squadre giovanili.

Il Novara oggi non naviga in acque di classifica molto buone, l'attacco è sterile e poco incisivo. Quanto servirebbe uno come Motta a questo Novara ? Difficile da dirsi, anche perché l'attaccante furlan ad agosto compirà 41 anni. Eppure ci vorrebbe uno come lui in campo o nello spogliatoio a caricare l'ambiente e a dire a tutti: ragazzi tranquilli, ci penso io, ci pensa il “professore”. E i tifosi, quest'anno davvero con l'umore sotto i tacchi, si straccerebbero le vesta per rivedere in campo l'eroe del Novara dei miracoli di Tesser, quello che, seppur con due squadre diverse, si era guadagnato da protagonista tre promozioni consecutive, segnando trentasette reti.

Questo è stato Simone Motta: un professionista vero, uno che ha sempre incassato le critiche rimboccandosi le maniche e diventando indispensabile al Novara. Saranno state l'esperienza, il fiuto del gol e il comportarsi bene in campo (in ottantanove partite in azzurro, solo sei cartellini gialli), ma molti vorrebbero in campo il mitico numero 8 del biennio 2009-2011.

Simone Motta e il Novara, una storia d'amore iniziata con il gol contro il Sorrento del 30 agosto 2009 e chiusasi un pomeriggio piovoso di metà maggio con un assist al bacio per un compagno dopo mesi di anonimato. In mezzo, una grande pagina azzurra.

Simone Balocco