Ghirelli e Gravina, questa non è la Serie C che vogliamo (di Francesco Ferrari)

Nato il 06.12.1991 nella provincia di Reggio Emilia, giornalista sportivo dal 2013
28.12.2018 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Francesco Ferrari
Francesco Ferrari

In quattro anni e mezzo, sono 20 le squadre che non si sono iscritte e 235 i punti di penalizzazione inflitti.

Gabriele Gravina e Francesco Ghirelli, è questa la Serie C che volete ? La nostra risposta è no.

Questi numeri devono far riflettere per il futuro e non se ne può più: ogni anno bisogna abituarsi a fare la conta delle squadre pronte a saltare e falsare il torneo a cui partecipano. Falsare, è questo il termine più corretto. E’ un problema italiano, che evidentemente non si vuole risolvere a danno sia degli sportivi che pagano ancora il biglietto, sia delle società virtuose che, magari, perdono punti importantissimi contro club che poi scompaiono pochi mesi più tardi. Dopo lo scorso anno con il Modena, radiato a novembre, la lezione non è servita e ora ecco il Pro Piacenza (squadra che non vede stipendi da agosto). Che ieri, per la seconda volta in cinque giorni, ha visto i suoi giocatori non presentarsi allo stadio per giocare una partita in calendario: dopo la Pro Vercelli, ieri è toccata alla Juventus Under 23 attendere, invano, l’arrivo dei giocatori rossoneri al ‘Moccagatta’ di Alessandria. Sconfitta a tavolino per 0-3. Domenica match con la Robur Siena alle 14,30 al Garilli, difficile pensare a un esito diverso rispetto alle precedenti uscite.

E’ andata meglio (eufemismo…) al Matera, che ha schierato i giocatori della Berretti (la prima squadra è in sciopero) nella sfida persa 6-0 contro la Reggina, altra società che sembra (ne sapremo di più a gennaio) uscita solo ora dalle sabbie mobili. Il club lucano ha 8 punti in classifica e altrettanti di penalizzazione e, dopo la roboante sconfitta di ieri, ci mettiamo nei panni di Rieti, Casertana, Viterbese, Potenza e di tutte le altre che hanno giocato ‘alla pari’ e hanno perso punti. Oppure la Lucchese, anche lei con 8 punti di penalizzazione (erano 11 a inizio torneo), con situazione societaria incerta. Eppure la Lega Pro unica, avviata nel 2014/15 sotto la presidenza di Mario Macalli, era nata con l’idea di controlli più rigidi e che certe situazioni non potessero (e dovessero) più accadere. Sembrava la base di una meravigliosa ripartenza: d’accordo che tutto non può cambiare con uno scrocchio di dita, ma ci aspettavamo una drastica riduzione di questo tipo di casistiche.

E invece i numeri, dal 2014, sono pesanti.

Perché di società fallite e scomparse ce ne sono sono state diverse e spesso sono i club ad alzare bandiera bianca: dopo una retrocessione dalla C alla D, oppure per scelta del club di non iscriversi nuovamente al terzo campionato. E, peggio ancora, quando i problemi si scoprono a torneo in corso. Ventuno in tutto, più cinque asterischi sulla stagione attuale (Cuneo, Matera, Reggina, Pro Piacenza e Lucchese). Partendo dalla base che non dovrebbero essercene, possiamo concepire che uno sporadico evento negativo possa capitare, ma non che sia la consuetudine di ogni annata (l’essere giornalisti sportivi, in Italia, ormai ti fa involontariamente diventare esperti di diritto sportivo). E proviamo a riepilogarli tutti questi casi: da quello più noto dell’Ancona, costretta nel 2017 a ripartire dalla Prima Categoria (ora è in Promozione), oppure l’Akragas, fallita nel 2018, che ha chiuso a zero punti per via dei 15 di penalizzazione (ora in Promozione).

Ma l’elenco è lungo e purtroppo intriso di formazioni dall’altissimo impatto storico per il calcio italiano: Maceratese (fallita nel 2017, ora in Promozione), Pavia (2016, ora in D), Reggiana (2018, D), Mantova (2017, D), Reggina (2015, ripartita dalla D e ora in C), Real Vicenza (scelta societaria di non iscrivere più la prima squadra nel 2015, attiva solo come settore giovanile), Venezia (ripartita nel 2015, ora in B), Monza (2015, ora in C), Grosseto (2015, Eccellenza), Barletta (2015, Eccellenza), Savona (2015, retrocesso e poi fallito), Martina Franca (ripescato nel 2014 e non iscritta nel 2016), Ischia Isolaverde (2016, Promozione), Modena (radiato il 6 novembre 2017, ora in D), Messina (2017, ora in D), Fidelis Andria (2018, D), Mestre (decisione del club di autoretrocedere in Eccellenza nel 2018), Savoia (2015, retrocesso e poi fallito, ora in D) e il Vicenza, fallito a metà campionato scorso (gennaio 2018) e ripartito quest’anno sotto la gestione della famiglia Rosso (a spese del Bassano Virtus, ora ridotto al solo settore giovanile).

Avete poi contato i punti di penalizzazione ? Ci abbiamo pensato noi.

L’A.C. Penalizzazione (il direttore Luca Bargellini ne detiene il copyright, ci scuserà) lo scorso anno totalizzò un punteggio da record: 76 punti! Più di Lecce, Padova e Livorno, le tre squadre che sono andare in Serie B vincendo i gironi. Vogliamo unirli a quelli degli altri anni ? Dividiamo le inchieste (Dirty Soccer e Dirty Soccer 3) dalle inadempienze economiche. Ai 76 dello scorso anno (tutti inadempienze), si uniscono i 27 del 2016/17 (18 di irregolarità amministrative, 6 per la vicenda Castro-Catania e 3 per inchiesta Dirty Soccer 3), 64 nell’annata 2015/16 (25 inadempienze, 37 per inchiesta Dirty Soccer, 2 al Matera per la sfida con il Taranto risalente alla D) e i 44 (39 di inadempienze + 5 del Pro Piacenza legati al campionato precedente) del campionato 2014/15. Quest'anno siamo a quota 24 e la somma totale fa 235 punti in quattro stagioni e mezzo, media 52,2 all’anno, di cui 158 solo per le inadempienze (35,1 media). Un po’ tantini: segno che spesso si chiude la stalla quando i buoi sono già in fuga.

Forse sarebbe stato opportuno ridurre gli organici (Gravina invece riportò il campionato da 54 a 60 squadre nell’estate 2016), fare controlli migliori sulle fideiussioni e situazione patrimoniale dei club. Per far sì che le cose funzionino regolarmente e che si possa parlare di ciò che succede nel rettangolo verde. E’ il minimo che si possa fare per i tifosi.

Ecco questa è la Serie C che vogliamo. In bocca al lupo.

Francesco Ferrari