Ci avete rotto il calcio (di Ivan Cardia)

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga, laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio su TuttoMercatoWeb.com
12.09.2018 11:00 di Roberto Krengli Twitter:   articolo letto 155 volte
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Sì, calcio è una parola usata al posto di un’altra. Ci avete rotto qualcos’altro, in verità, ma non si può scrivere.

E quindi ci avete rotto il calcio: con le aule dei tribunali, le fideiussioni, i ricorsi, i rinvii, i ripescaggi, le riammissioni.

Ci avete rotto il calcio a diversi livelli, perché quest’estate abbiamo visto i Mondiali tifando per qualcun altro, e facciamo ancora finta che sia un problema di modulo.

Ci avete rotto il calcio perché in Serie A vi saranno a breve due squadre penalizzate e neanche con pochissimi punti.

Ci avete rotto il calcio perché i tifosi del Bari dovranno farsi sei ore di auto per vedere la prima partita in Serie D, e non sarà l’avversario più lontano.

Ci avete rotto il calcio perché l’Avellino ha presentato la stessa fideiussione di altri 12 club che invece sono sempre al loro posto.

Ci avete rotto il calcio perché la Serie C inizierà di martedì e tanta gente non potrà seguire la propria squadra del cuore.

Ci avete rotto il calcio perché date per scontato l’amore per questo sport.

Ci avete rotto il calcio perché pensavamo che più in fondo non si potesse scavare. E invece un modo lo trovate sempre.

Breve riassunto di quanto è successo, o forse sarebbe meglio dire non è successo nella giornata di ieri. Breve, ma anche noioso: ci siamo abituati. Altro che panem et circenses: il calcio è diventato una cosa noiosa, quest’estate. Una cosa seria, ma da gestire come se fosse una farsa.

Il verdetto del Collegio di Garanzia del CONI era atteso affinché desse certezze sull’estate più tribolata degli ultimi anni. Affinché dicesse che la Lega B e la FIGC avevano tutto il diritto di bloccare i ripescaggi, oppure che avevano sbagliato e quindi la B andava ampliata. A 20, 22, 24, 25 squadre.

Eravamo pronti a tutto, pur di poter mettere un punto. Più o meno, sia chiaro: perché poi domani il Chievo sarà penalizzato e tra un po’ di tempo toccherà al Frosinone. Ieri, però, la richiesta era basilare: sapere quante squadre dovessero giocare in Serie B, quante in Serie C, e quali fossero.

Una cosa semplice: una risposta. Non è arrivata. Al suo posto, il più pilatesco lavarsene le mani.

L’organo di ultimo grado della giustizia sportiva si è dichiarato incompetente in materia: inammissibili i ricorsi di Ternana e Pro Vercelli (le ricorrenti principali) contro la decisione della Lega B e della FIGC. L’inammissibilità, per capirsi, è il primo livello di giudizio a cui può essere sottoposto un atto: il soggetto propone un ricorso a un organo giudicante, che valuta se può dare una risposta oppure no. In caso contrario, lo giudica inammissibile e se possibile indica quale sia il soggetto deputato a ricevere il ricorso. In breve, il Collegio di Garanzia ha detto a Ternana e Pro Vercelli che quel ricorso andava proposto in prima istanza al Tribunale Federale, e poi salendo i gradi di giudizio si sarebbe potuti arrivare al CONI. A livello giuridico, è un discorso che potrebbe anche stare in piedi: funziona così nella vita di tutti i giorni, non si va in Cassazione se prima non si passa da Tribunale e Corte d’Appello. Il problema è che sia servito un mese per dirlo: per i tempi della giustizia sportiva, un mese è un’era geologica, o quasi. Per capirsi, i gradi federali del processo Calciopoli si conclusero in venti giorni, più o meno.

La seconda questione è di opportunità, politica ma anche giuridica. E il fatto che il presidente Frattini, il componente più autorevole del Collegio, si sia dichiarato contrario alla decisione, la dice lunga. Opportunità giuridica, perché in questo caso si era davanti a quello che altrove si potrebbe definire conflitto di attribuzione, e demandare al TFN il compito di giudicare sugli atti del commissario straordinario FIGC non è detto che sia l’unica soluzione. Opportunità politica, perché dopo tante incertezze avremmo voluto qualcuno che si assumesse il compito di dire l’ultima parola. Visto e considerato che si è arrivati a metà settembre, con un campionato cadetto a 19 squadre (per la prima volta nella storia la B ha meno componenti della A) e un campionato di C che partirà in fretta e in furia perché altri hanno fatto male e in ritardo i compiti a casa.

Di risposte, invece, neanche l'ombra, negate da una pronuncia di rito. Nonostante lo stesso Frattini abbia dichiarato di essere favorevole (giuridicamente, non perché qualcuno gli stia simpatico o antipatico) alle 22 squadre, e quindi la questione di merito sia stata affrontata. Per poi essere ignorata. Un po’ come la nostra e la vostra passione.

Cosa succederà: in mattinata una rassegnata Lega Pro stilerà i calendari di Serie C. Per la cronaca, in tutta la vicenda il presidente Gravina ha sbagliato poco o nulla. Ha aspettato fino all’ultimo prima di far partire il campionato di C, ha appoggiato la posizione dei club che volevano la promozione nonostante ciò comportasse perdere tre grandi piazze, ora non può prendere ancora tempo in attesa di una decisione che non si sa quando arriverà.

Fermare il campionato sarebbe l’extrema ratio, e anche condivisibile, ma è difficile raccontare a 59 società e 59 città che quest’anno non faranno calcio. Tanto più che a fermarsi avrebbe dovuto essere l’intero baraccone, dalla Serie A in giù, e non certo da ieri.

Dicevamo: in mattinata i calendari della C. Il “rischio" è che poche ore dopo il TFN dia ragione al Catania: il club etneo ha seguito la strada che poi si è rivelata più corretta e alle 14 dovrebbe avere un responso. Non è detto che sia favorevole (anche se, una volta scesi nel merito, gli appigli giuridici in favore del blocco dei ripescaggi paiono fatti d’argilla), potrebbe sbrogliare o complicare la situazione. Perché, ove il TFN decretasse la B a 22 squadre, si dovrebbe inseguire l’ottemperanza della serie cadetta, tutta da verificare.

Siamo già oltre tempo massimo: il campionato di B è partito, quello di C non può aspettare ancora. Sarebbero due situazioni già avviate, e i precedenti non mancano: l’anno scorso la Vibonese ha vinto un campionato che non avrebbe dovuto disputare, quest’anno il Frosinone non rischia la promozione solo perché il campionato di A è già iniziato.

Tutto potrebbe risolversi come in fin dei conti più importa a tutti quanti: a livello economico. E qui sta il paradosso della vicenda: la B non ha bloccato i ripescaggi per una questione di principio o di sistema. Potremmo discutere a lungo di quanto sia giusta (o da festeggiare…) la promozione di una squadra arrivata seconda, o di quanto sia necessario ridurre i numeri esagerati del professionismo. Potremmo, ma il blocco dei ripescaggi nasce da una mera questione economica: spartirsi due soldi in più, in meno persone. Alla fine della fiera, come ha evidenziato Bandecchi, si parla di 600 mila euro. Che non si sa se rimarranno tali, o si trasformeranno in un risarcimento per i club coinvolti, e magari per i tifosi che a metà settembre non hanno ancora visto la propria squadra in campo (informazione di servizio: prima giornata di C il 18 e 19 settembre, con l’accordo dei due club si potrà anticipare al 16 o 16). 

Si risolverà tutto così ? La B a 19, la C a 59 ? Catania, Ternana e via dicendo a inseguire un complicato risarcimento economico ? Niente pronostici. È lo scenario più credibile, ormai. Piaccia o non piaccia. Nessuna risposta da dare, se anche chi dovrebbe fornirle si trincera dietro la propria incompetenza (in senso tecnico, eh). Sappiamo soltanto che su queste pagine, da un mese a questa parte, abbiamo scritto quasi esclusivamente di ricorsi, sentenze, udienze, sospensive, cautelari, rito e merito. E non di assist, gol, espulsioni, autogol, delusioni e gioie.

Qualche tempo fa, da queste parti, chi scrive chiedeva solo una cosa: non fateci appassionare ai cavilli. Perché il tifoso non si può, non si deve, appassionare ai cavilli. È terreno per chi sa leggere tra le pieghe, altrimenti è solo focolaio di complottismi e dietrologie. Roba che fa disamorare la gente: non che ci volesse poi molto, di questi tempi. Nel calcio, chi decide non può permettersi il lusso di sottovalutare l’elemento umano. Senza tifosi, il calcio non ha senso. Dei tifosi, i responsabili di questa estate senza senso si sono disinteressati. Per quattro soldi. Due spiccioli, una toppa per le falle economiche del nostro pallone. Ne valeva davvero la pena, di romperci il calcio ?

Ivan Cardia