La storia del Novara Calcio (la Football Association Studenti Novara nella stagione 1914-15)

Dal 4 febbraio 2024, ogni domenica, Tuttonovara pubblica la storia del Novara Calcio a partire dalle origini (dal 1881)
25.02.2024 15:00 di Roberto Krengli Twitter:    vedi letture
Fonte: it.wikipedia.org
Il Genoa 1914-15
Il Genoa 1914-15
© foto di it.wikipedia.org

La Football Association Studenti Novara nelle competizioni ufficiali della stagione 1914-15

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Presidente: Guido Beldì

Allenatore: ???

Stadio: Campo di via Lombroso

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La Stagione 1914-15 della Football Association Studenti Novara

Dopo aver partecipato, nella stagione 1913-14, alla Sezione Lombarda della Prima Categoria, la squadra gioca nella Sezione lombardo-emiliana del Torneo maggiore di Prima Categoria.

La Prima Categoria è il massimo campionato italiano di calcio dal 1904 fino al 1922.

Il campionato è organizzato da Comitati Regionali e FIGC con una formula che prevede Eliminatorie regionali, Semifinali, Finali nazionali e Finalissima

La Sezione lombardo-emiliana è gestita dal Comitato Regionale Lombardo con sede a Milano presso il "Ristorante Orologio" di Piazza del Duomo.

Il C.R.L. gestisce le qualificazioni su delega della Presidenza Federale; da notare che al girone lombardo sono aggregate le piemontesi Casale e Pro Vercelli, nonché tutte le emiliane.

La Prima Categoria 1914-15 conta 52 partecipanti in tutto, è la 18ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio, viene disputata dal 4 ottobre 1914 al 23 maggio 1915, data in cui la Commissione Tecnica della FIGC, presieduta da Antonio Scamoni, decide l'immediata sospensione del campionato per motivi bellici senza curarsi di consultare con un referendum le società interessate; nella stessa domenica l'Italia infatti dichiara guerra all'Impero austro-ungarico.

La Football Association Studenti Novara nell'ottobre e nel novembre 1914 disputa le Eliminatorie regionali del Girone lombardo-emiliano terminando al 3° posto con 12 punti (6 vittorie e 4 sconfitte) su 6 partecipanti che si classificano nell'ordine:

Pro Vercelli (di Vercelli (NO)) (Campo piazza Conte di Torino (60x100)), Casale(di Casale Monferrato (AL)) (Campo Reg.Valentino v. Priocco (60x105)), Novara (NO) (Campo di viale Alighieri (52x102)), Nazionale Lombardia (di Milano (MI) (Campo della Baggina (95x60)), Racing Libertas (di Milano (MI)) (Campo di via Bersaglio), Savoia Milano (di Milano (MI)) (Campo del Portello).

Ammessa alle Semifinali, che disputa a gennaio e febbraio 2015, la Football Association Studenti Novara si classifica all'ultimo posto con 4 punti (2 vittorie e 4 sconfitte) su 4 squadre partecipanti che si classificano nell'ordine:

Milan (di Milano (MI)) (Velodromo Sempione), Alessandria (AL) (Piazza d'Armi Vecchia (60x100)), Vigor (di Torino (TO)) (v.le di Stupinigi (60x105)), Novara (NO) (Campo di viale Alighieri (52x102)).

Il campionato a livello nazionale è vinto dal Genoa al suo 7º titolo, le retrocessioni vengono annullate.

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La stagione 1914-15 della Prima Categoria

Novità

Sempre più condizionata dalle piccole società, la Federazione ripesca le retrocesse continuando a inflazionare il campionato.

La concessione che viene accordata alle grandi squadre all'assemblea federale del 2 agosto 1914 è un nuovo format con minor spazio alle eliminatorie locali e maggiore per gli scontri a livello nazionale.

Questa riforma non risolve tuttavia il problema, anzi lo aggrava, perché la fase regionale diventa un incomodo, con tante gare squilibrate atte solo a procurare infortuni ai giocatori, taluni oramai ingaggiati dalle grandi società con l'esborso di migliaia di lire.

La soluzione della vertenza viene rinviata al 1915-1916, allorquando la Prima Categoria dell'Alta Italia è suddivisa in due tornei, una Categoria A e una Categoria B ciascuna di 18 squadre, sostanzialmente riportando il massimo campionato a una versione revisionata del progetto Valvassori-Faroppa, e istituendo una seconda categoria nazionale.

All'assemblea prendono parte anche i delegati delle società romane, che protestano per la negligenza della Federazione nei confronti del calcio centro-meridionale, ma senza risultati. Nel regolamento dei campionati 1914-15 gli articoli dal 5 al 13 (relativi ai campionati di Prima Categoria, Riserve, Promozione e Terza Categoria) riguardano implicitamente solo i gironi settentrionali, relegando agli articoli successivi (dal 14 al 16) il regolamento dei tornei di ogni categoria disputati nell'Italia Centrale, Meridionale e Insulare, a conferma di come la Federazione metta in secondo piano il movimento calcistico del Centro-Sud rispetto a quello del Nord; il Comitato Regionale Lazio, inoltre, chiede invano che i due campionati possano concludersi a breve distanza l'uno dall'altro, onde evitare che la finalista peninsulare arrivi a disputare la finalissima nazionale dopo uno stop di alcuni mesi e un inevitabile scadimento di forma, com'è accaduto nel biennio precedente.

La riunione, tenutasi la stessa domenica della dichiarazione di guerra della Germania alla Russia, si svolge tuttavia all'ombra delle ben più rilevanti notizie di politica internazionale, e già allora il completamento di quella stagione viene messo esplicitamente in dubbio. In particolare, i dubbi sull'opportunità di far disputare il campionato partono proprio dal presidente federale Carlo Montù, il quale, in qualità di massimo dirigente del Rowing Club Italiano, sancisce nella stessa estate la sospensione dell'attività canoistica nazionale; nel febbraio 1915 Montù giunge persino a rassegnare le dimissioni dalla carica presidenziale, salvo ritirarle subito dopo.

La mobilitazione preventiva dell'esercito, decisa da Vittorio Emanuele III, mette in seria difficoltà i numerosi club già penalizzati dalla partenza della classe 1894 per la leva obbligatoria, avvenuta tra il settembre e l'ottobre del 1914. Il Savoia di Milano rinuncia già dalla prima gara, e l'Itala Firenze addirittura prima della redazione dei calendari, mentre un mese di gioco basta per stroncare l'esistenza del Piemonte. La situazione diventa ancor più grave nella primavera 1915, quando sono precettati i nati nel primo semestre della classe 1895, e ciò ben prima della mobilitazione generale stabilita dal Ministero della Guerra.

Formula

Il torneo settentrionale è strutturato in sei gironi locali (gestiti dai Comitati Regionali) composti da sei squadre ciascuno: alla fase nazionale accedono le prime due classificate oltre alle quattro migliori terze. Tutti i club del Nord piazzatisi oltre il terzo posto dovrebbero retrocedere. La fase nazionale si articola su gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, le cui vincitrici accedono al girone finale per l'assegnazione del titolo settentrionale: il campione del Nord si contende il titolo nazionale in una finalissima contro la squadra vincitrice del torneo centro-meridionale.

Il torneo peninsulare, secondo le previsioni originarie, verrebbe diviso in tre Sezioni su base geografica: Centrale (Marche, Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzi), Meridionale (Campania, Calabria, Basilicata e Puglie) e Insulare (Sicilia e Sardegna). A loro volta, le Sezioni sono organizzate in gironi regionali, le cui squadre prime classificate avrebbero accesso ai gironi interregionali atti a determinare le vincitrici di zona. La primatista insulare dovebbe sfidare in gara doppia la primatista meridionale e la vincente di tale incontro, sempre in gara doppia, dovrebbe disputare contro la primatista centrale la finale per il titolo di "Campione dell'Italia centro-meridionale".

Alla competizione, tuttavia, partecipano solo club di Toscana, Lazio e Campania, e la FIGC cambia in corsa le regole ammettendo al girone finale dell'Italia Centrale le prime due classificate dei campionati di Lazio e Toscana.

Avvenimenti

Il campionato

L'attaccante del Casale Angelo Mattea è protagonista di uno scandalo tesseramenti che vede coinvolti il Genoa e, in misura minore, lo stesso club casalese e il giocatore genoano Felice Berardo.

La nuova formula ha reso le eliminatorie regionali del Nord Italia un fastidioso incomodo dall'esito scontato; tutte le principali società non hanno difficoltà a superarle.

Gli unici fatti di rilievo avvengono fuori dal campo: il Brescia viene punito per l'irregolarità del tesseramento ai fini militari di Alessandro Bollani dall'Andrea Doria, tuttavia la retrocessione in categoria B delle "Rondinelle" è prima congelata e poi annullata per i successivi eventi extrasportivi; il Genoa, invece, è accusato di corruzione per il tentato tesseramento professionistico di Angelo Mattea dal Casale e subisce una multa e la squalifica del Campo di via del Piano per due partite (disputate nel vicino Stadium di piazza Verdi), pur avendo rischiato conseguenze ben peggiori essendo stata riscontrata l'aggravante della recidività a causa di precedenti scandali analoghi (per esempio, i casi di Enrico Sardi e Aristodemo Santamaria nella stagione 1913-1914).

Il gioco si fa interessante solo dopo le vacanze natalizie, quando iniziano i quattro gironi di semifinale: i due gruppi più interessanti sono l'A e il C, in cui il Genoa riesce a eliminare i casalesi campioni in carica che non sono in grado di ripetere l'impresa dell'anno precedente, e il Torino a sua volta ha la meglio su un'ormai vecchia Pro Vercelli; decisamente più agevoli sono, viceversa, i percorsi delle due grandi milanesi nei rispettivi raggruppamenti.

A livello organizzativo, le semifinali del Nord Italia sono assai perturbate dalle abbondanti nevicate invernali e subidcono diversi rinvii: conscia della possibilità che il torneo venga interrotto a causa della Grande Guerra, La Gazzetta dello Sport propone di dare la vittoria a tavolino al Torino nell'ultima ininfluente partita col Como del girone C e di iniziare con una giornata di anticipo il girone finale del Settentrione; il Consiglio Federale si oppone e calendarizza il match, ma i comaschi danno comunque forfait.

Nel frattempo le eliminatorie toscane e laziali, che qualificano al girone finale Centro il Pisa, il Lucca, il Roman e la Lazio, sono caratterizzate da una modifica regolamentare in itinere. Con una delibera della Commissione Tecnica datata 7 novembre 1914, si stabilisce di ammettere al girone finale Centro anche le seconde classificate delle eliminatorie regionali. L'allargamento dei quadri, auspicato dai club romani fin da luglio 1914, viene implementato con la motivazione ufficiale di far terminare il torneo centro-meridionale a breve distanza temporale da quello settentrionale, affinché il campione del Centrosud possa disputare la finalissima in condizioni fisiche ottimali. Per Il Ponte di Pisa, assai critico sulla modifica regolamentaria, influirebbe invece l'«intromissione di qualche membro interessato dei due Comitati regionali»; nella primavera del 1915 il Consiglio Direttivo del Pisa protesta energicamente, ma invano, per l'ammissione delle seconde classificate. Peraltro, nonostante l'allargamento dei quadri sia già stato stabilito nel novembre 1914, un comunicato del Comitato Regionale Toscano, datato 20 febbraio 1915, menziona una lettera federale del 4 febbraio che apporterebbe modifiche proprio all'articolo del regolamento riguardante le ammesse alle finali dell'Italia Centrale.

Nel frattempo è scoppiato il cosiddetto "caso Lissone". A inizio stagione, il portiere del Roman Pasquale Lissone ha effettuato un secondo tesseramento col Genoa, che però diventerebbe valido solo con il congedo militare; a fine novembre 1914 Lissone, ormai congedato, si trasferisce a Genova, ma continua a giocare nel Roman tornando nella capitale nei fine settimana con il treno. L'Audace, scoperto il doppio tesseramento, informa dell'irregolarità la Presidenza Federale, la quale prontamente invia un telegramma al presidente del Roman per notificargli la sospensione della tessera di Lissone; tuttavia, anche dopo l'invio del telegramma, il Roman lo schiera nelle partite vinte contro Audace e Fortitudo, spingendo le due società avversarie a reclamare; il Roman si giustifica sostenendo di non aver ricevuto tempestivamente il telegramma, spedito al presidente mentre si trovava fuori Roma e non alla società stessa. Come da regolamento, il Roman rischia la perdita a tavolino o la ripetizione delle partite in cui è stato schierato irregolarmente Lissone, con conseguente perdita del primo posto a vantaggio della Lazio, ma a fine dicembre il club è prosciolto dalla FIGC che lo ritiene in buona fede, non comminandogli alcuna sanzione, a differenza del portiere, squalificato per un mese. Le polemiche, tuttavia, continuano con un nuovo reclamo da parte di Audace e Fortitudo, che recriminano per la disparità di trattamento rispetto al già citato "caso Bollani", ma la federazione non torna sui propri passi (si vocifera a causa del presunto intervento di Luigi Millo, a capo del Comitato Regionale Laziale nonché presidente del Roman).

L'inizio delle finali Nord slitta dopo Pasqua, e l'andamento del torneo è alquanto equilibrato. Clamorosa è la rotta in cui il Genoa incappa a Torino incassando sei gol, eppure i grifoni si dimostrano la squadra più regolare e si apprestano ad accogliere i granata a Marassi il 23 maggio, giorno di Pentecoste, per la gara decisiva: un pareggio e sarebbe accesso alla finalissima nazionale. Questa gara, tuttavia, non si diputa più a causa dell'insorgenza bellica.

Nel girone finale Centro la Lazio, piazzatasi al secondo posto nelle eliminatorie regionali, si prende la sua rivincita contro il Roman battendolo sia all'andata che al ritorno, laureandosi campione dell'Italia centrale e ottenendo l'accesso alla finale per il titolo di campione dell'Italia centro-meridionale. 

Intanto le finali meridionali fra le campane Internazionale Napoli e Naples (uniche iscritte per le sezioni meridionali e insulari), inizialmente previste nel mese di marzo, vegono rinviate al mese successivo per problemi logistici dell'Internazionale: le partite del 18 e del 25 aprile che vedono l'Internazionale passare il turno, però, sono annullate e fatte ripetere dalla FIGC per irregolarità nel tesseramento dei giocatori "interisti" Pellizzoni e Steiger.

I nuovi match sono fissati per il 16 e il 23 maggio, ma è regolarmente omologata solo la sfida di andata, nella quale prevale l'Internazionale (la cui posizione era tuttavia ancora sub iudice): la sospensione bellica si abbatte anche su questa sezione del campionato.

La sospensione bellica

Il 23 maggio dovrebbe svolgersi l'ultima giornata del girone finale Nord, con in programma i decisivi match Genoa-Torino e Milan-Inter. Eventi politici di ben più alta levatura investono, però, la settimana precedente le gare: il Parlamento italiano ha votato giovedì 20 i pieni poteri al governo, al fine dell'ingresso nella prima guerra mondiale. Sabato 22 viene annunciata la mobilitazione generale, e domenica 23 la Commissione Tecnica della FIGC, presieduta da Antonio Scamoni, decide l'immediata sospensione del campionato senza curarsi di consultare con un referendum le società interessate. Nella stessa domenica l'Italia dichiara guerra all'Impero austro-ungarico.

La decisione assunta da Scamoni ha tratti ambigui: in apparenza il presidente federale Montù non è stato coinvolto nell'emanazione del provvedimento, e la sospensione, pur essendo formalmente applicata a tutto il campionato, sembra essere rivolta di fatto solo alle squadre del Nord Italia. Il 24 maggio 1915 La Gazzetta dello Sport, La Stampa e Il Messaggero annunciano infatti:

«Il Comitato Direttivo della F.I.G.C., riunitosi d'urgenza, ha stanotte deliberato di sospendere i due matches del campionato di I Categoria che dovevano svolgersi oggi a Milano e a Genova. L'annuncio è stato dato agli interessati con questo sibillino telegramma: "In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara".»

(La Gazzetta dello Sport)

«In seguito alla mobilitazione, la Direzione della Federazione Italiana del Giuoco del calcio ha sospeso i due matches che dovevano avere luogo a Genova ed a Milano.»

(La Stampa)

«Il comitato direttivo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, riunitosi d'urgenza, ha deliberato di sospendere ogni match di campionato dandone avviso ai clubs interessati, e ciò in seguito alla mobilitazione.»

(Il Messaggero)

In precedenza la FIGC, per evitare la possibilità che il campionato venga sospeso per la guerra, ha proposto al Genoa, primatista del girone finale Nord, di giocare la penultima giornata il 13 maggio, come turno infrasettimanale, in modo da anticipare l'ultima giornata al 16 maggio, ma il club rossoblù ha rifiutato, presumibilmente per impedimenti organizzativi. Ciò nonostante, l'interruzione del torneo è criticata con un comunicato ufficiale dallo stesso club genoano. Il provvedimento federale è ampiamente contestato anche da diverse testate giornalistiche: la rivista "Il Football", ad esempio, fa presente che si tengono regolarmente altre manifestazioni sportive, e sottolinea che, su 44 giocatori partecipanti al girone finale, solo la metà rischia di essere soggetta a precetto militare immediato. Di fronte alle proteste subite, Scamoni dà come motivazione ufficiosa del rinvio di Genoa-Torino l'impossibilità logistica da parte del club granata di raggiungere il capoluogo della Liguria; a tal proposito, il quotidiano genovese Il Lavoro avalla la decisione, in controtendenza con gli altri organi di stampa, sostenendo che la sfida del 23 maggio non si potrebbbe comunque svolgere a causa di un forte temporale.

Un ulteriore elemento che può far apparire eccessiva la delibera della FIGC è il fatto che il 23 maggio, in contemporanea con il rinvio a data da destinarsi della Prima Categoria, vengono disputate regolarmente alcune partite di Promozione e Terza Categoria, fra società con sedi territorialmente vicine, e anche una sfida tra sodalizi di regioni differenti (Unione Sportiva Vercellese-Unione Sportiva Genovese 3-0). La contiguità geografica, in teoria, consentirebbe anche lo svolgimento dei derby di massima serie Naples-Internazionale Napoli e Inter-Milan: la gara di ritorno del campionato meridionale effettivamente si gioca (il risultato è 4-1), ma finisce per non essere omologata; di converso la stracittadina milanese, valevole per l'ultima giornata del girone finale Nord, deve essere necessariamente posticipata assieme a Genoa-Torino poiché gli esiti dei due match sono strettamente vincolati.

L'interruzione definitiva

Quando avviene l'interruzione del campionato il suo esito è ancora incerto. Il Genoa è la compagine del Nord favorita per l'accesso alla finalissima nazionale, in virtù del fatto che basta un punto in una partita casalinga per raggiungere l'obiettivo e che ha tenuto un ruolino di marcia perfetto nelle mura amiche, collezionando dieci vittorie su dieci. Nonostante ciò, in caso di vittoria in trasferta del Torino sui genoani e di mancato successo dell'Inter nella stracittadina milanese, si dovrebbe disputare uno spareggio tra la compagine piemontese e quella ligure per stabilire il club campione settentrionale; nel caso in cui, inoltre, l'Inter fosse riuscita a battere il Milan all'ultima giornata con contemporanea vittoria del Torino, i nerazzurri raggiungerebbero i granata e i rossoblù in vetta, rendendo necessario addirittura un triangolare di spareggi. Resta, infine, ancora da disputare la succitata finale con il club campione centro-meridionale, anche se il divario tecnico fra i sodalizi delle due parti della penisola, emerso nelle due sfide delle stagioni precedenti, rende più probabile la vittoria del club campione dell'Alta Italia.

Le testate giornalistiche del Settentrione si chiedono se il titolo verrebbe assegnato al Genoa, in vetta alla classifica settentrionale al momento della sospensione, e vi è chi auspica una decisione in tal senso. Tale opinione, tuttavia, non è unanime: su sette pronostici relativi al vincitore del torneo espressi da altrettanti critici sul Bollettino Ufficiale della FIGC, quattro vedono il Torino favorito e solo tre il club genoano; anche in questo caso, peraltro, bisogna constatare che sono prese in considerazione come «squadre finaliste» del campionato solo le quattro compagini in lizza nel Nord Italia, ignorando quelle del Centrosud che sono formalmente ancora in corsa per la vittoria.

Ad ogni modo, i dirigenti della FIGC, essendo convinti che il conflitto si concluderebbe vittoriosamente nel giro di poche settimane o mesi, stabiliscono che la manifestazione verrebbe ultimata alla cessazione delle ostilità; nella stagione successiva, pertanto, è organizzata una manifestazione sostitutiva del regolare campionato, la Coppa Federale 1915-1916. Contrariamente a quanto auspicato, la prima guerra mondiale termina sul fronte italiano soltanto il 4 novembre 1918: il Consiglio Federale, nuovamente presieduto da Carlo Montù, torna a riunirsi l'anno dopo per organizzare il campionato 1919-1920, col titolo rimasto vacante da quattro anni e non avendo più senso far giocare le gare restanti del torneo.

La disputa sull'assegnazione del titolo

La vittoria postuma del Genoa

Secondo due articoli del quotidiano La Stampa e un articolo della Gazzetta del Popolo, la Federazione decide nel maggio 1919 di attribuire la vittoria del campionato italiano al Genoa, in quanto primo in classifica nel Girone Finale Nord al momento della sospensione bellica e pertanto più prossimo alla vittoria del torneo; sono così trascurati i pari diritti delle squadre centro-meridionali, nonché quelli di Torino e Inter (la circostanza non manca di suscitare la critica ironica del celebre giornalista sportivo, nonché simpatizzante genoano, Gianni Brera). Per quanto concerne Internazionale Napoli e Lazio, La Gazzetta dello Sport riporta nel 1919 che i partenopei sono vincitori della Prima Categoria Campana (unica regione partecipante alla sezione del Sud Italia), mentre testate romane riferiscono che i capitolini, ai quali è stato conferito già nel 1915 il titolo dell'Italia centrale, sono campioni di tutto il Centrosud; quest'ultima asserzione, seppur non corroborata da documenti ufficiali, viene sostenuta a posteriori da storici del calcio italiano quali Antonio Ghirelli e Giorgio Tosatti.

La ricostruzione storiografica della "Fondazione Genoa 1893" (ente deputato allo studio della storia rossoblù) e di Carlo Felice Chiesa, sostiene, però, che l'assegnazione del titolo nazionale ai genoani si protragga per le lunghe, causa i reclami di Torino e Inter. La vicenda si chiuderà solo nel 1921: Genoa Club, rivista ufficiale del Grifone, annuncia nel mese di settembre la definitiva concessione della vittoria, e l'11 dicembre, quattro giorni dopo il raggiungimento del primo accordo di risoluzione dello scisma in corso tra la FIGC e la Confederazione Calcistica Italiana (CCI), avrebbe luogo la cerimonia di premiazione. A riprova dell'attribuzione del titolo vi sarebbero resoconti e statistiche pubblicati dagli organi di stampa negli anni seguenti, fra cui alcune testimonianze di Vittorio Pozzo, all'epoca dei fatti allenatore torinista, e un almanacco redatto nel 1925 dall'allora presidente di Lega Nord Giuseppe Cavazzana. Sull'intera vicenda, comunque, grava l'ombra di presunti conflitti di interessi in FIGC e CCI fra i dirigenti istituzionali Carlo Montù e Luigi Bozino e i manager genoani Edoardo Pasteur e George Davidson.

La retrospettiva della Fondazione Genoa, tuttavia, non è materia condivisa: la ricerca condotta dall'avvocato Gian Luca Mignogna e dal "Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento" (ente deputato allo studio della storia della Lazio) mette in discussione l'ufficialità del titolo tricolore genoano, affermando che il Genoa sarebbe dichiarato unicamente campione del Nord Italia. A sostegno di tale tesi, si fa presente che il provvedimento di concessione alla compagine ligure del titolo italiano risulta assente negli archivi istituzionali e che il primo documento federale che attesta i rossoblù quali vincitori nazionali è l'albo d'oro incluso nel secondo volume dell'Annuario Italiano Giuoco del Calcio, edito dalla FIGC nel 1930, nel quale però non vengono menzionate né la delibera né le motivazioni per cui il titolo sarebbe «aggiudicato al Genoa Club». Oltre a ciò, nel primo volume del suddetto annuario, edito nel 1928, il campionato 1914-1915 risulta ancora «sospeso» e, sebbene nel riassunto degli eventi della stagione si citi una non meglio precisata «attribuzione» ai liguri dopo la guerra, vengono nominate solo le squadre e le partite del torneo settentrionale. Infine, sempre nel 1928, la pubblicazione Internazionale – Venti anni di football spiega che «la Federazione assegnò ai giocatori del Genoa una speciale medaglia», il che lascerebbe il dubbio che il valore del riconoscimento fosse prettamente onorifico.

La petizione della Lazio

Il 24 maggio 2015, in occasione del centenario dall'entrata dell'Italia nella Grande Guerra, il già citato avvocato Mignogna lancia l'idea dell'assegnazione ex aequo del titolo a Genoa e Lazio, in quanto la squadra romana è l'unica a qualificarsi alla finale centro-meridionale prima della sospensione del torneo, risultando consequenzialmente la compagine del Centrosud più vicina al raggiungimento della finalissima nazionale; oltre che su ragioni giuridiche e sportive, l'istanza è fondata sull'argomentazione etico-morale di rendere onore all'importante contributo, in termini di vite umane e opere sociali, prestato dal club capitolino nel corso della prima guerra mondiale, a cui segue la nomina del sodalizio a ente morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921.

Nel dicembre 2015 Mignogna, avvalendosi di una petizione online sottoscritta dalla tifoseria laziale, della collaborazione di Nove Gennaio Millenovecento e di un dossier emerotecario a supporto della propria tesi, avanza una richiesta ufficiale alla FIGC di attribuzione del titolo ai biancazzurri, a pari merito coi rossoblù: il 20 luglio 2016 la Commissione di Saggi nominata dal presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, per analizzare il caso, dopo aver esaminato la documentazione al riguardo e constatato che negli archivi federali e in quelli pubblici non vi è traccia della delibera di attribuzione dello scudetto al Genoa,  esprime parere favorevole all'assegnazione congiunta del campionato a genoani e laziali.

L'iniziativa è avversata dalla Fondazione Genoa, la quale nel giugno 2017 risponde al dossier in favore della Lazio sia sul piano giuridico, trasmettendo alla FIGC la propria documentazione onde contrastare le argomentazioni propugnate da Mignogna, sia su quello sportivo, sottolineando come «il risultato della finale nazionale era, all'epoca, considerato pressoché scontato» data la superiorità che nel periodo delle finalissime fu solitamente palesata dai club settentrionali rispetto ai meno quotati centro-meridionali. La querelle è proseguita nel corso degli anni seguenti: Mignogna ha continuato a depositare presso la Federazione ulteriore documentazione a supporto della propria tesi, fra cui un «Dossier Integrativo» e una «Super Perizia», volta a dimostrare come la Lazio sarebbe da considerare la vincitrice del Campionato dell'Italia centro-meridionale, con conseguente qualificazione alla finalissima, e che l'attribuzione dello scudetto al Genoa nel 1921 sarebbe da ritenere un «falso storico» confermato dai regolamenti e dagli annuari FIGC; di converso, la Fondazione, pur non osteggiando la possibilità di un titolo ex aequo, pubblica nuovi comunicati ufficiali di obiezione alle affermazioni dell'avvocato romano.

Dopo che l'iter ha subito una battuta d'arresto durante il commissariamento della Federazione, avvenuto dal febbraio all'ottobre del 2018, in occasione del Consiglio Federale del 30 gennaio 2019 il neopresidente Gabriele Gravina propone la creazione di una commissione ad hoc per analizzare, con approccio storico-scientifico, sia la richiesta del titolo 1915 della Lazio, sia le petizioni di Genoa, Bologna e Torino relative ai campionati 1924-1925 e 1926-1927; l'organo collegiale viene istituito il successivo 30 maggio, incaricando il vicepresidente della "Fondazione Museo del Calcio", Matteo Marani, di coordinare i docenti universitari che lo compongono. Negli anni seguenti, tuttavia, la Federazione non rilascia ulteriori comunicazioni in merito.

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Risultati

Vincitore: Genoa (7º titolo)

Retrocessioni: annullate

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Nella foto: 

L'undici genoano che conquistò, postumo, il suo settimo titolo italiano

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