Rassegna stampa - LA STAMPA: "Novara fuori dalla serie C: un fallimento sportivo cominciato quando De Salvo ha messo in vendita il club"

27.07.2021 15:00 di Roberto Krengli Twitter:    vedi letture
Fonte: lastampa.it
Massimo De Salvo
Massimo De Salvo
© foto di lastampa.it

Il fallimento sportivo, perché di questo si tratta per il Novara calcio, viene da lontano. Da quando la famiglia De Salvo ha deciso di mettere in vendita la società. Per ragioni più che legittime, per la carità. Nell’impossibilità di far fronte agli impegni economici sempre più esorbitanti. Non si è curata, più di tanto, (come aveva promesso di fare a suo tempo) delle persone a cui cedere il giocattolo che non divertiva più. E che anzi era diventato troppo costoso. Ha fatto una valutazione meramente economica. Senza tener conto del valore sociale e storico di una società di calcio. Si è mantenuta una percentuale minima solo per non vanificare l’investimento di Novarello. Che adesso, se glielo permetteranno, potrà riconvertire al servizio del core business della casa madre. Come in tanti avevano purtroppo previsto. Altro che la casa per anziani tifosi del Novara.

Prima la cessione a Rullo con una gestione allegra affidata a consulenti inesperti e difficoltà di ogni genere a onorare gli impegni. In pochi mesi si sono azzerate le professionalità che si erano affermate in campo amministrativo. Poi da Rullo al gruppo Pavanati, anche qui gestito da inesperti. Sempre con alle spalle la famiglia De Salvo in minoranza, ma sempre più esclusa dai tavoli decisionali. Pavanati, Bonanno e soci: brillanti ma presuntuosi. Convinti di conoscere i regolamenti sportivi tanto quanto le regole della finanza. Si sono comportati in maniera spregiudicata. Avranno anche pagato i debiti arretrati «con soldi veri» - come sostengono - ma senza rispettare i regolamenti, ovvero in maniera impropria. E al Coni però hanno ribadito che la forma vale più della sostanza.

Questo succede in un mondo, dove i debiti si spalmano ma non si surrogano. Dove poco importa del momento particolare che le società stanno vivendo. Vero è che l’ingresso di Pavanati ha messo tutti con le spalle al muro:

«Qui facciamo noi. Siamo venuti per fare impresa, lasciateci lavorare».

Ma possibile che il 20 per cento non abbia avuto nulla da obiettare ? Anche solo per salvaguardare il suo investimento in impianti, alberghi e chiesa se il calcio non interessa più.

Renato Ambiel

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