TMW Radio - Ghirelli: "Sorteggio ? Se c'è una base legale, proseguiremo"

21.04.2020 15:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Francesco Ghirelli
Francesco Ghirelli

Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, su TMW Radio, per parlare dei provvedimenti che prenderà la Serie C italiana per combattere l'emergenza Covid-19:

"Non entro nel merito delle proposte che sono emerse, altrimenti non mi sarei arrabbiato. Invece è successo, perché il direttivo ha indetto l'assemblea il 4, 24 ore prima del Consiglio Federale che è dominus in materia. Essendo di sabato sono andato a rompere le scatole a Balata e Sibilia, e gli ho chiesto anche scusa, ma dovevo innescare un processo di discussione con loro.

Stamattina abbiamo scritto a tutte le componenti del calcio per chiedere di discutere quanto programmato, così da portare un quadro di riferimento. Non c'era bisogno di rendere pubblica la decisione perché i presidenti avevano avuto già notizia degli esiti, ma c'è sempre qualcuno che deve fare il furbetto. Ed è meglio non farsi certe domande.

Racconto una storiella: quando il Vesuvio eruttò e ci fu il disastro di Pompei, una parte della popolazione ha corso verso il mare, ma un'altra verso il Vesuvio stesso. A un certo punto la testa umana perde la ragione, quindi preferisco non pormi certe domande".

- C'è un accordo comune tra B, C e dilettanti. Dove si troverà la quadra ?

"Intanto bisogna vedere gli orientamenti delle varie parti. Rispettando gli interessi di ciascuna lega: siamo una struttura interconnessa, questa mi sembra la regola di fondo. Anche perché non è che uno possa decidere per l'uno o per l'altro, ho sentito anche la castroneria che noi volessimo decidere per tutti. La nostra linea è rispettare quello che prevede lo stare insieme, ovviamente nella visione e nelle regole di un campionato che presenta difficoltà a concludersi e definirsi. Mantenendo quelle regole di convivenza".

- In questo momento il calcio in che direzione sta andando ? L'élite della Serie A sembra contrapporsi agli altri.

"Io invece vedo la sintesi, ed è nella specificità di ognuno, come avviene nei settori produttivi e nelle attività commerciali. L'aspirazione di tutti noi è di tornare in campo, perché vorrebbe dire che il paese sta meglio. Per me le porte chiuse sarebbero orrende, ma prenderemmo atto della necessità. Poi però penso alla realtà, e ne prendo atto: forse la Serie A, con le sue strutture, ce la può fare. Ma vedo che negli altri grandi paesi europei leghe e club danno contributi di solidarietà a chi sta sotto e da noi no, questo mi preoccupa. Non la velocità nella ripresa.

Il vero problema è che quel maledetto virus non distingue tra giocatori di A o di C, o tra massaggiatori di vario rango. Per giocare ci vuole un protocollo sanitario, ma chi non ha strutture adeguate, centri sportivi, e più Italie diverse al suo interno ha bisogno di spostare tutto più avanti quando tutto sarà migliorato. Ad oggi quel protocollo mi sembra un macigno, tra 2 mesi magari riesco a governarlo e ad applicarlo".

- Il protocollo sembra fatto giusto per la A.

"Ci vuole buonsenso. La mia preoccupazione è che noi non possiamo essere la causa di un nuovo focolaio. Abbiamo combattuto contro questo mostro a mani nude, o al massimo con la baionetta: ci ha massacrato. Io devo evitare che ci sia la possibilità di innescarlo di nuovo, devo avere un apparato di controllo e dato che finché non avremo il vaccino non ci sarà rischio zero, devo avere la possibilità di isolare e curare. Altrimenti ci giochiamo il calcio".

- Con sessanta club in C magari si rischia di arrivare ad una riforma forzosa di ridimensionamento ?

"Rischiamo il default. Adesso corriamo un pericolo veramente serio, e da qui arriva la richiesta al Governo di ammortizzatori sociali, di credito d'imposta, di un fondo salva-calcio. Fermo restando che non vogliamo intaccare le poche risorse di questo paese. Il rischio comunque è che la quasi totalità degli imprenditori di C hanno altre aziende scosse dalla crisi. Nel momento in cui deciderà di investire quei pochi soldi rimasti, li investe nella sua azienda, e ha ragione: è quella che dà vita alla famiglia sua e dei dipendenti. Il calcio si presenta fragilissimo all'impatto, e rischiamo una moria di club. A chi voleva ridurre la Serie C dico che ci arriviamo per estinzione...

Ora le dico perché sono arrabbiati: ci sono due punti su cui abbiamo lavorato. Il secondo è sparito, ma è il piano strategico della Lega Pro, e siamo gli unici ad essere andati a vedere cosa succede nel 2020/21: discontinuità, ripartire in modo strutturale, riformare, reinventare e coraggio. Queste sono le parole chiave. Dobbiamo diventare davvero la lega dei giovani, e per essere credibili con il Governo dobbiamo fare la nostra parte, scostarci dalla lega dei fallimenti. Non uso neanche la parola di stabilità economica, ma proprio discontinuità...".

- Per le promozioni come funzionerebbe il sorteggio della quarta che va in B ?

"In una discussione all'unanimità è venuta fuori quest'ipotesi. Adesso c'è stata un'osservazione, qualcosa in più, di due società che ci hanno posto problemi sul sorteggio. Se c'è una base legale proseguiremo, altrimenti cambieremo".

- Come si pone sulla proposta di Galliani di estendere i tempi e far finire la stagione fino a tutto il 2020 arrivando fino al Mondiale del 2022 ?

"Come faccio a dirgli di no, è mio amico e abbiamo anche lavorato insieme a lungo... La proposta è saggia, ma a volte gli uomini saggi non sono ascoltati in queste bufere: ragionare sull'anno solare vorrebbe dire l'allineamento dell'Europa al resto di tutto il mondo. E darebbe anche una mano alla Nazionale italiana, perché ricordo che il Mondiale inizierà a novembre-dicembre. Galliani è un visionario, e gli dico di andare avanti".

- Non tutto il sistema sembra troppo lungimirante.

"Se non si capisce che lo scenario del post-virus sarà completamente diverso e che il calcio è ad un passaggio fondamentale della sua esistenza, non teniamo lo sguardo troppo in avanti".

- Vado fuori strada se dico che la A vede la C come una zavorra ?

"No, ma il problema è che ci andiamo noi fuori strada. Senza la Serie C questo paese sarebbe molto più povero, togliamo molti ragazzi dai rischi della strada. Andate a vedere quale regione regge meglio al nord, è il Veneto, per la prossimità territoriale. Non hanno concentrato in poche strutture per risparmiare i costi, ma hanno distribuito nei vari presidi sul territorio. Oltre ad un paese più povero, arriverà il costo sociale: ci si accorgerà che bisogna mandare a casa quegli scienziati che hanno tagliato gli ospedali territoriali".

Sebastian Donzella

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