Il punto sulla Serie C - Serve una riflessione sulle seconde squadre (di Ivan Cardia)

05.07.2021 12:00 di Roberto Krengli Twitter:    vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Non fateci arrabbiare, ha detto qualcuno. È il momento più delicato della stagione e la confusione tra ripescaggi e riammissioni regna sovrana.

Tante ci sperano, in settimana l’ottimo Bargellini ha spiegato perfettamente la differenza, ragion per cui rimando al suo editoriale per chi ancora non l’avesse chiara. È un periodo nel quale si mischiano speranze e un sacco di soldi che rischiano di essere buttati. Per il ripescaggio ne servono parecchi, più di un milione di cui più di un terzo a fondo perduto. Tutto sommato, non penso che siano troppi: sono la garanzia che chi si vuole iscrivere in C sia serio e non faccia nel giro di pochi mesi la stessa fine di chi non ce l’ha fatta. Semmai, terrei a mente che a oggi iscriversi non basta: in più di un caso, Catania su tutti (ma così tanti milioni di debito sono sostenibili ?) l’iscrizione non sia un’assicurazione che il campionato poi sarà portato a termine. Ma c’è un altro tema che emerge in questo periodo.

Le seconde squadre hanno un canale preferenziale per i ripescaggi. Per il terzo anno di fila, non lo sfrutterà nessuna e la Juventus rimarrà da sola.

Così non ha più molto senso. Alcuni punti sono da fissare. Primo: penso che le seconde squadre siano una risorsa utilissima, o almeno possano ancora esserlo. Secondo: lo è stata, la Juve U23, per la stessa società bianconera, che per esempio ha formato in C, e quindi al proprio interno come di solito accade in qualsiasi azienda normale, la propria classe dirigenziale del domani. Ottima peraltro. Terzo: non costano troppo. Si parla tanto del milione a fondo perduto che devono versare, ma per esempio sempre la Juventus ha fatto più soldi di quanti non ne abbia spesi. Posti questi paletti, se ce n’è solo una il problema ha da porsi. Le squadre B scontano un avvio sbagliato nei tempi e anche nei modi, ma questo potremmo lasciarcelo alle spalle. Nel mezzo c’è stata anche una pandemia che ha affossato ulteriormente i conti dei club, vero. Se si vuole continuare, però, va aperto un tavolo di riflessione. Se i costi (che ripeto, per me non sono tali) sono ritenuti troppo alti vanno almeno ragionati. Se le regole troppo restrittive, vanno discusse. Insomma, se nessun’altra ha aderito o aderirà, il problema va posto e analizzato.

Ivan Cardia

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