Il punto sulla Serie C (di Nicolò Schira)

06.05.2021 12:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Nicolò Schira
Nicolò Schira

Già i tifosi la chiamano provocatoriamente portaombrelli e frega meno di zero a nessuno finché non si arriva alle semifinali, ma adesso il limite alla decenza è stato superato. Abbondantemente. Altro che il calcio della gente o il merito sportivo. Baggianate raccontare a tifosi e media per sobillarli contro la SuperLega, quando poi alla fine la Lega Calcio (con i voti dei presidenti di Serie A...) ha stilato per la stagione 2021/22 una aberrante Coppa Italia con solo 40 partecipanti. Praticamente ad invito per le società di Serie A e Serie B. Tutte le altre escluse. Altro che modello inglese con gare secche sui campi delle squadre delle categorie inferiori (ve lo immaginate un Giana-Milan o un Matelica-Juventus ? Magari dei derby regionali come Seregno-Inter o Paganese-Napoli ?). Cancellate le squadre di Lega Pro e Serie D, diventate il terzo mondo calcistico italiano. Una vigliaccata che nega a tanti ragazzi il sogno di giocare a San Siro o all’Olimpico. Di affrontare Cristiano Ronaldo o Lukaku. Di scambiarsi la maglia con Insigne o Immobile. E perché no, pure un selfie a fine partita con Ibra o Dzeko. Soddisfazioni che valgono mille sacrifici di una carriera per chi gioca una vita tra terza serie e Dilettanti. Eliminate in queste ore con un colpo di spugna. Perché alla fine ognuno pensa ai propri interessi, è bene ribadirlo e non fare le verginelle. Basta che poi non ci frantumino le scatole con la barzelletta che il calcio è di tutti e per la gente all’insegna della meritocrazia. 

Un campionato da incubo conclusosi con l'epilogo più amaro. La Pistoiese sprofonda in Serie D al termine di un'annata disastrosa. Iniziata male e finita peggio. Dalla scelta di affidare la panchina a Niccolò Frustalupi (ok che era di Pistoia e amava la Pisto fin da ragazzino, ma se aveva sempre fatto il vice ci sarà stato un motivo...) al nomina di Riolfo (con la benedizione da lontano di Giuntoli...) fino alla retrocessione con Sottili. Nessuno dei tre allenatori è riuscito a invertire la rotta del Titanic arancione. Segno che tutte le colpe non erano loro. Sul banco degli imputati il direttore Giovanni Dolci, che quest'anno ne ha indovinate poche. Dopo l'intuizione Zaza a Viareggio (fu il primo a crederci con forza) e il biennio di Como in cui lanciò Bessa e Barella aveva sfiorato l'impresa di andare in B col Siena. Successivamente un paio di annate anonime e ora il buio. Una involuzione preoccupante quella del dirigente toscano. Forse si aspettava un salto di categoria che avrebbe probabilmente meritato dopo gli anni di Como e Siena, ma che non è arrivato. A livello motivazionale inconsciamente magari ha pagato dazio, perché gli obrobri di Pistoia non sono da dirigente scafato e competente (con tanto di passsto nell'area scouting del Real Madrid nei primi anni Duemila...) ma da ragazzino alle prime armi. Il tracollo in D è stato solo l'epilogo scontato di una serie di errori. D'altronde se addirittura ne prendi 5 (c-i-n-q-u-e!) nel momento clou della stagione a Livorno significa che la crisi era di quelle profonde e irreversibili. Il resto è cronaca, con un futuro nebuloso e tutto da scrivere per l'Olandesina a cui i Dolci quest'anno sono rimasti sullo stomaco.

Dopo le storie horror passiamo al rovescio della medaglia splendente della Serie C. Il Perugia in 10 mesi riconquista la Serie B al termine di una rimonta pazzesca, facilitata anche dal suicidio del Padova che si è smarrito sul più bello (vedi le scoppole di Matelica e Modena). D'altronde le stelle e il destino hanno sorriso al Grifo che avevano dalla loro un amuleto speciale come il mago delle promozioni Marco Giannitti. Sesta promozione in carriera per il direttore sportivo che dopo i balzi dalla C2 alla C1 con Celano (scoprì Federico Dionisi) e San Marino (lanciò uno sconosciuto Lapadula) ha collezionato 3 trionfi col Frosinone (promozione in B e doppio salto in A nel giro di 4 anni), eppure era finito fuori dai radar prima della chiamata del presidente Santopadre. Un anno out dove non lo aveva cercato nessuno tra A e B. Uno dei tanti misteri del nostro calcio dove a volte più lavori bene e peggio ti trattano. Bravi gli umbri a riportarlo in pista e altrettanto abile Giannitti a non avere paura di ripartire dalla Lega Pro. L'ha fatto con umiltà senza dimenticare il fiuto per gli affari che gli hanno permesso di costruire una squadra vincente. Ancora una volta. A Perugia sognano che cali il settebello in futuro, riportando i biancorossi in Serie A dopo le oltre 3 lustri.

Infine una prima chicca di mercato: il valzer delle panchine é già scattato e la Viterbese è tra le formazioni più attive. Diversi i nomi sul taccuino del patron Romano: in pole position l’ex Juve Primavera e Livorno Alessandro Dal Canto, favorito su Massimo Paci (Teramo) e Marco Marchionni, che non dovrebbe restare a Foggia nonostante l’ottima annata da debuttante in panchina. Meglio mettersi comodi: nei prossimi giorni partirà ufficialmente il giro degli allenatori...

Nicolò Schira

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