Il punto sulla Serie C (di Nicolò Schira)

22.10.2020 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Nicolò Schira
Nicolò Schira

In molti l'hanno già etichettato come il nuovo Franck Kessie. Il Perugia grazie a un blitz dell’allora ds Marcello Pizzimenti, braccio destro del dt Roberto Goretti, l’ha soffiato 3 anni fa alla concorrenza di Roma e Nizza. Impatto devastante in questo avvio di stagione per Christian Kouan Oulaï, enfant prodige biancorosso che il presidente Santopadre ha trattenuto di peso in Umbria. A inizio ottobre il Brescia aveva offerto 500mila euro per il prestito oneroso con obbligo di riscatto a 1,5 milioni più il cartellino di un giocatore e una percentuale (10/20%) sulla rivendita. Offertona che però il Perugia ha respinto al mittente, chiedendo 4 milioni per il suo gioiellino. Niente da fare e il classe 1999 è rimasto al Curi.

Una storia speciale la sua. Sbarcato minorenne in Italia per inseguire il sogno del pallone, Kouan ha mosso i primi passi nella formazione Juniores di un club dilettantistico di promozione laziale, la Vigor Perconti, trascinata allo scudetto di categoria con 17 gol. Rendimento che non passa inosservato con la Roma che vuole tesserarlo per la Primavera: il Nizza prova a ingaggiarlo a più riprese, ma alla fine se lo aggiudica il Perugia per appena 10mila euro. Le prime apparizioni e i primi gol in B mostrano un talento di quelli da tenere d'occhio e maneggiare con cura. Con i consigli del fratello maggiore e agente Francesco Ducci negli ultimi mesi ha fatto il definitivo salto di qualità a livello mentale. Il sogno di Chris resta la Serie A, prima però c'è il Grifo da riportare in B con le sue giocate. E chissà che tra qualche mese la scelta di Santopadre non si possa rivelare azzeccata per tutti...

Se tre indizi fanno una prova, come amava ripetere la scrittrice di gialli Agatha Christie, abbiamo trovato il colpevole di chi si sta oscurando la Lega Pro: Eleven Sports. Il noto broadcaster (leader in Francia, Portogallo e Svizzera dove trasmette addirittura la Champions League) ha per la terza volta su cinque giornate di campionato lasciato al buio spettatori e addetti ai lavori. Ormai siamo al limite del grottesco. Passi un black-out, ci mancherebbe. Già due casi in 20 giorni erano un dato allarmante e preoccupante. Ora siamo al punto di non ritorno. Pagare per non vedere nulla è imbarazzante. I rimborsi sono stati necessari e doverosi, ma non risolvono una questione diventata annosa. Così come a nulla è valsa la piattaforma alternativa MyCujoo: impossibile il log-in a metà primi tempi delle gare serali e partite poi trasmesse su Facebook per i secondi tempi. L'unica soluzione - almeno quella che ha dato gli unici risultati decenti a oggi - è di trasmettere gratuitamente tutte le gare su FB (magari con l'inserimento di mini spot pubblicitari per ovviare ai costi di produzione), altrimenti come minacciava il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, serviranno provvedimenti seri. E urgenti, aggiungiamo noi viste le criticità causa Covid-19 per andare allo stadio e assistere al vivo alle gare. Situazione doverosa per tifosi, appassionati e addetti ai lavori. Così non si può più andare avanti, ci hanno scritto diversi esponenti dei club della terza serie. La misura sembra ormai colma. Senza dimenticare che i 59 club aspettano ancora di incassare gli introiti dei diritti TV. Che succederà ? Il rischio che volino gli stracci con strascici legali potrebbe diventare concreto...

"Non significherà nulla, ma io, Roberto Krengli, ho visto perfettamente la partita del Novara su Eleven Sports".

Sta entrando nel vivo il mercato degli svincolati: il Padova prende Giacomo Beretta, lanciato da Sogliano ai tempi del Varese. Maritato si accasa a Piacenza e qualcuno scende addirittura in Serie D. Interessante il colpo del Rimini che prende Giorgio Viti: l'esterno mancino ha già giocato e vinto in Romagna, una scelta di cuore che certifica le ambizioni di pronta risalita nei professionisti del club romagnolo. I nomi illustri senza squadra sono ancora tanti: sconcertante il caso di Alessandro Di Paolantonio, uno dei top player della scorsa stagione con 9 gol segnati. Mica male per un centrocampista, eppure ancora al palo. L'ennesimo caso di miopia di molti dirigenti del nostro calcio...

In chiusura ci sono notizie che non vorresti mai commentare. Una di queste riguarda la tragica e prematura dipartita di uomo di sport come Fabrizio Ferrigno. Centrocampista di qualità e personalità e direttore sportivo con gli attributi. Grande conoscitore di calcio e altrettanto coraggioso nelle scelte. Alcuni dei suoi ragazzi oggi giocano in Serie A come Terracciano. Chi scrive conosceva bene il direttore. Un rapporto nato nel gennaio 2015 a Milano, quando il mercato si svolgeva ancora nel mitico Ata Hotel Executive di fronte alla stazione Garibaldi. A un passo da Corso Como e dalla Milano più glamour. Un'amicizia cementatesi nell'estate dello stesso anno, quando il direttore progettava il nuovo Messina. Una sera - come spesso capitava - dopo un'intera giornata di incontri, trattative e notizie da scovare ci ritrovammo tutti a cena. Il Messina avrebbe chiuso un grande colpo nei giorni successivi e impazzava il toto nomi da giorni. Decisi di alzare il pressing sul direttore, che dopo un po' di resistenze depose le armi: il Messina aveva preso Sasa Bjelanovic. Un nome clamoroso per la categoria, tanto che pensai a un suo dribbling. Tra noi c'era un rapporto schietto e sincero e mi disse: "Non ti fidi ? Chiamalo !" e mi diede un numero croato. Chiamai, ma non rispose nessuno. Pensai a uno scherzo, conoscendo il personaggio e clima gioviale della tavolata (c'erano diversi agenti e dirigenti). Venti minuti dopo passeggiando in Gae Aulenti per tornare in hotel rispondo al telefono: era Bjelanovic e il giorno dopo sarebbe sbarcato a Messina per firmare il contratto. Boom. Lancio subito la notizia on line che nella notte raggiunge un clamoroso 10mila click. Nel giro di 48 ore l'affare va in porto e diventa ufficiale. Ero andato in gol su un'imbeccata, come quelle che sapeva fare sul rettangolo verde quando giocava, del direttore Ferrigno. Negli ultimi anni ho seguito più il mercato di Serie A che della terza serie, anche se ricordo ancora il blitz milanese di Ferrigno per portare Reginaldo alla Paganese. Se il brasiliano è tornato protagonista nel nostro calcio, il merito è stato solo dell'intuito di Ferrigno. Due estati fa al Melia era senza squadra, faceva strano vederlo con le mani in mano. Eppure lui - come suo solito - smorzava tutto con una battuta: "Sai perché sono ancora fermo? Molti presidenti sanno che non sono mai retrocesso e non vogliono rovinarmi il curriculum". E giù a ridere. È stato tra i primi a scoprire e credere in un certo Maurizio Sarri. Era nel il 2008 nel Perugia di Covarelli che cacciò Sarri e Ferrigno prima di deragliare verso il crack come il direttore ha raccontato nell'ultima sua intervista qualche tempo fa all'amico e collega Sebastian Donzella. Una bella chiacchierata di calcio che vi consiglio di cercare nel motore di ricerca di TuttoC. Ne vale la pena. Purtroppo è già passata una settimana da quando Fabrizio Ferrigno ha perso la battaglia contro un male incurabile. Una partita impossibile da vincere, eppure ha saputo lottare come un leone. D'altronde anche in campo era così. Leader e capitano vero. Di quelli che non avevano paura a prendere gli schiaffi in certe trasferte dai tifosi avversari, ma che sputavano sangue sul campo. Amato e idolatrato dai propri tifosi quanto rispettato e temuto da quelli avversari. Da dirigente aveva l'occhio giusto nel valutare i calciatori e difficilmente steccava scelte. Ci manchi già e mancherai tanto a questa categoria, che era la tua casa anche se il desiderio era quello di arrivare in alto da dirigente. Più di quanto avevi fatto da giocatore. Le qualità le avevi, sappilo. Ciao Direttore. Ora scoprirai nuovi talenti tra gli angeli del paradiso...

Nicolò Schira

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