Il punto sulla Serie C (di Luca Bargellini)

29.05.2020 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Luca Bargellini
Luca Bargellini

“Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell'ironia” recitava uno dei protagonisti di Matrix, capolavoro della cinematografia fantascientifica di fine 20° secolo.

Una citazione che, a mio modo di vedere, si adatta perfettamente alla giornata di ieri. Una giornata che ha sancito ufficialmente la ripartenza della Serie A, della Serie B e anche della Coppa Italia. Ma non della Lega Pro. Per la terza serie del calcio italiano servirà attendere ancora, fino al Consiglio Federale della prossima settimana. E l’ironia sta proprio tutta qua perché la Serie C è il campionato che ha più bisogno di direttive immediate per potersi organizzare, ma al tempo stesso vive una situazione tanto particolare che è impossibile prendere una decisione su due piedi.

Un contrappasso evidente che ha comunque dato una certezza: in un modo o nell’altro si tornerà a giocare. L’idea di chiudere del tutto il campionato è definitivamente tramontata. Per buona pace di chi, come il sottoscritto, credeva che fosse la soluzione migliore, confidando soprattutto nell’evidente difficoltà di mettere in pratica protocolli sanitari che nelle serie superiori sono sì, impegnativi, ma non certo proibitivi.

Adesso resta solo da capire con quale formula la Serie C vedrà rotolare di nuovo il pallone. E non è un dubbio da poco visto che le indiscrezioni trapelate dopo il Consiglio Direttivo in merito alla proposta da presentare alla FIGC di Gabriele Gravina non solo non sono state condivise in sede decisionale, ma non piacciono neanche ad una buona fetta della lega. In buona sintesi, toccherà in toto al Consiglio Federale decidere. E alla Lega Pro eseguire per non perdere altro tempo in discussioni.

Nel medesimo Consiglio Federale dovrà essere presa anche una decisione in merito alla riforma dei campionati, in particolare per B e C. Al centro dell’attenzione c’è il tema della B a 40 squadre. Una proposta che non mi convince. E non solo per la terza serie.

Con quaranta squadre in B, infatti, le chance per le formazioni della cadetteria di salire in Serie A diminuirebbero sensibilmente così come la maggiore mutualità in arrivo dalla massima serie (verrebbe accorpata infatti quella attualmente in mano alla Lega Pro) sarebbe un falso aiuto dato che per battere una concorrenza così agguerrita servirebbe aumentare gli investimenti.

In più è lecito chiedersi: chi è che davvero vuole questo tipo di riforma? Sicuramente non i club già in B, in virtù di quanto detto in precedenza, mentre il discorso cambia per quelle società di blasone oggi in C che potrebbero puntare al salto di categoria grazie alla loro tradizione e non certo al rendimento in campo. Oppure, ancor più probabile, alcune realtà oggi ben posizionate in classifica dopo anni complicati che senza quel tipo di salto rischierebbero il prossimo anno di non iscriversi. Si le società “marce” ci sono e puntano ai playoff dietro a roboanti proclami come se nulla fosse.

Tutto questo senza dimenticare la creazione della nuova terza serie, sotto l’egida della Serie D, con minori tutele contrattuali e controlli per i calciatori, oltre che uno status dilettantistico che andrebbe poi fatto digerire a tutte quelle società che una volta vinto il vero campionato di D si ritroverebbero ancora lontano dal circo dei Pro.

Una serie di buoni motivi per puntare altrove le proprie attenzioni. Magari seguendo la via originaria di Gravina quando ancora era il presidente della Lega Pro: una C élite. Senza grandi fronzoli. Semplice, pulita, efficace.

Luca Bargellini

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