Il punto sulla Serie C (di Ivan Cardia)

19.04.2021 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

La Superlega, alla fine, sta per diventare realtà. Il lettore si chiederà: in che modo interessa a chi segue i destini della Serie C ? Poco o nulla, verrebbe da dire. Sbagliato: dietro ai progetti dei grandissimi club di lasciare indietro tutti gli altri, c’è in larga scala  (anche) la spiegazione dell’immobilismo del pallone degli ultimi anni, a tutti i livelli. Siamo romantici, ma pure realisti: è una battaglia di soldi e per i soldi. Chi vuole fuggire (o minaccia di farlo, perché poi in realtà siamo tutti consapevoli del fatto che non succederà e sarà soltanto un bluff per avere più potere sulla prossima Champions) lo fa per tenersi tutti quelli che produce e chi punta a mantenere lo status quo perché è consapevole che senza la cascata di denaro dall’alto non andrà più tanto lontano. Detto questo, è altrettanto vero che uno scenario in cui pochi grandissimi club si prendono la ribalta in un campionato tutto loro e i tornei nazionali sono relegati a uno spettacolo di second’ordine toglie al calcio uno dei motivi per cui è diventato lo sport più popolare al mondo. Il fascino di pensare che Davide possa battere Golia, e che pure la tosse delle formiche possa disturbare il sonno del gigante. Come possa sfuggire questa banale considerazione è un quesito senza risposta e che probabilmente denota la miopia di chi afferma di guardare al futuro ma non pensa davvero al lungo periodo, quanto all’immediato e alle proprie casse.

La Superlega che sarà, o che si spera non sarà, è un messaggio mandato dai ricchi e potenti. Lo stesso del Marchese del Grillo. Disegna un futuro preoccupante per il calcio a livello locale: se persino gli obiettivi e le sfide delle squadre che sono oggi in Serie A perderanno di fascino, quale spazio potrà mai esservi per le (più o meno) piccole realtà di terza serie ? Le serie minori (e mica solo la C) non corrono solo il rischio di perdere visibilità, ma di scomparire. Dato che però le lacrime di tutti saranno di coccodrillo, bisogna tornare su un argomento già trattato. Siamo a fine stagione, nelle puntate precedenti abbiamo registrato grandissimi propositi di riforma, proclami di sistema e di sostenibilità. A oggi nulla, se non qualche litigata d’alto bordo. Il pallone resterà uguale a se stesso anche domani. L’unica vera riforma da sessant’anni a questa parte se l’è fatta la Lega Pro da sola e ha avuto pure effetti tutto sommato marginali. Oggi ne serve una che coinvolga tutti e si è capito che a stare fermi ci pensano gli altri (cioè quei pochi e grandissimi club di cui sopra). Se non ora quando ?

Per rimanere alle cose di casa nostra, in settimana s’è registrato il sostanziale Stop&Go della Serie B. È una soluzione di cui avevo parlato qualche settimana anche per la Serie C, alla quale la Lega Pro ha ritenuto troppo complicata per darle seguito nonostante qualche club la spalleggiasse. In effetti, tra problemi organizzativi e l’incertezza che alla ripresa non si sia soltanto posticipato il problema, non è una soluzione da bacchetta magica. A oggi, comunque, gli animi non sono tranquilli, nel senso che per le prossime due giornate, le ultime di regular season, s’incrociano le dita. Uno dei problemi chiave è garantire la contemporaneità nel finale, determinante soprattutto per quelle gare che s’influenzano l’una con l’altra. Un campionato in cui all’ultima giornata vi fossero squadre che vanno in campo sapendo il risultato dei diretti avversari sarebbe molto strano, per non dire falsato. Come andrà a finire ? Si naviga a vista in balia del Covid, un ulteriore slittamento potrebbe anche rendersi necessario ma comprimerebbe ulteriormente lo spazio dei playoff. Servirà un po’ di fortuna e anche la massima serietà dai club nel far rispettare le regole; a tal riguardo, se il governo nei prossimi giorni dovesse far arrivare l’atteso supporto legato alle tante spese sostenute in stagione per le spese di protocollo sarebbe una manna dal cielo quasi superiore a quel che fu la CIG qualche tempo fa. Il sogno, a proposito di playoff, è avere i tifosi sugli spalti. Non i mille di default (che peraltro l’esecutivo ha smentito per qualsiasi campionato, almeno per ora), ma una percentuale legata alla capienza degli stadi. Sarebbe un bel modo di salutarsi in vista della prossima stagione.

Ivan Cardia

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