Il punto sulla Serie C (di Ivan Cardia)

26.10.2020 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
Ivan Cardia

Almeno stavolta le partite le abbiamo potute vedere. Gratis, spalmate sulle più disparate piattaforme telematiche. Ma la vicenda della trasmissione in tv delle gare di questo campionato sta assumendo toni grotteschi. E lo scrivo con qualche difficoltà, perché commentare e criticare chi più o meno fa il tuo stesso mestiere è sempre delicato. Però la toppa, francamente, riesce a essere peggiore del buco. La Lega Pro ha spinto per questa soluzione: comprensibile, il problema andava comunque risolto e bisognava garantire la possibilità di vedere le gare a tutti i tifosi. Ora serve molto altro. Detto che c’è chi (in maniera altrettanto comprensibile) si chiede perché sia tanto complicato stracciare un contratto dopo un inadempimento così clamoroso, trasmettere tutto gratis è un tampone, non una soluzione. Perché c’è chi ha pagato l’abbonamento stagionale, per esempio: sarà rimborsato ? Ci auguriamo di sì, qui nessuno è fesso. Perché i diritti in chiaro sono della Rai: servizio pubblico, soldi di tutti. Perché toglie, mi pare, ulteriore prodotto a un valore che merita ma è stato a dir poco maltrattato in questo avvio di campionato. Attacchi informatici o no.

Lasciamo lo spettacolo della tv in favore di quello politico. Il calcio non è una priorità, lo ha ribadito l’ottimo Di Maio. Forse per lui. Chi scrive, è evidente, campa di calcio. E per questo sono spaventato, ma il punto non sono io. Come me, di calcio, e più in generale di sport, vivono decine di migliaia di lavoratori in giro per l’Italia: anche loro non sono una priorità ? E qui va bene tutto, non entriamo nel merito del dibattito politico e delle soluzioni che sono difficili o forse impossibili. Ma, dopo tanti mesi a spiegare che non si parla di un giochino ma di un settore produttivo anche bello ricco, si sperava di aver superato questa fase. Di poter essere presi sul serio. Pare di no. Intanto, chiudono ancora gli stadi. Probabilmente per il resto della stagione, realisticamente fino a primavera, perché il DPCM appena entrato in vigore dovrebbe durare fino al 24 novembre, ma poi chi sa davvero quale sarà la situazione. Va bene, visto l’andamento della pandemia si può capire, anche se ci si potrebbe chiedere se 500 tifosi in un stadio siano più a stretto contatto di 100 persone accalcate nella metro. Ma portiamo pazienza. A patto che arrivino soldi: sono i grandi assenti degli ultimi provvedimenti, non solo per quanto riguarda il calcio ma anche. Chiudere per combattere il virus si può fare, a condizione di avere in cambio qualcosa per andare avanti. Altrimenti il collasso è dietro l’angolo.

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