Parliamo di DASPO (di Claudia Marrone)

14.03.2019 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Claudia Marrone
Claudia Marrone

Dal mio ultimo editoriale, quello di cinque settimane fa, molte cose sono cambiate. Troppe.

Non intendo ovviamente a livello personale, non è questa la sede idonea per parlare del cambio del colore dei miei capelli o dei gusti alimentari... anche se forse una cosa è opportuno dirla: il mio pc, dove avevo salvato una bozza dell'editoriale, ha deciso di abbandonarmi, facendomi perdere tutto un documento scritto nel corso delle settimane, con più testa e meno pancia (ahimé, nemmeno in senso troppo figurato, anche l'ago della bilancia è cambiato, strane e sinistre oscillazioni).
Meno pancia, che alla fine è quella che poi mi avvelena e mi porta e essere più perfida di quanto non lo sia già: non fatevi ingannare dagli occhi verdi!

Dicevamo delle cose cambiate, nel calcio si intendeva.
La Coppa Italia Serie C è giunta quasi al termine, le gare da recuperare sono sempre meno, ci sono stati tantissimi ribaltoni in panchina, la querelle in casa Pro Vercelli tra mister Grieco e l'attaccante Comi, il Pordenone sempre più proiettato verso la Serie B, le riunioni tecniche per gli impianti sportivi della prossima stagione, il discorso legato al semiprofessionismo, ma niente, quello che in questi circa 40 giorni mi ha colpita, è stato tutt'altro. Seguo poco la Serie A, lo confesso, ma l'addio di Marek Hamsik al Napoli non l'ho proprio digerito: o meglio, non ho digerito come Aurelio De Laurentiis abbia ceduto il calciatore. Dopo 12 anni si manda via così, con leggerezza, una bandiera ??? Non è possibile. A me Marekiaro piace: al di là della tecnica, era il divo degli antidivi, una figura discreta che però lasciava il segno, una faccia pulita, di quel calcio professionistico che sta andando a morire. Per colpa dei padroni. E per colpa di fondamenta che non reggono ormai più.

E le fondamenta del calcio professionistico, si sa, trovano radice nella Serie C. In quel calcio piccolo che è però grande, ma che tutti si sentono in diritto di bistrattare, come se invece non fosse una risorsa per tutto il sistema. La Serie C, l'ho detto più volte, si trova inerme a subire le angherie dei potenti, ma mi auguro seriamente che con Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC qualcosa cambi: in realtà, di questo, ne sono quasi sicura.
Anche se quello che mi preme maggiormente non è tanto come rivoluzioneranno la Serie C (semiprofessionismo, Squadre U23, ripartizione delle economie con le altre leghe, diritti tv, numero di squadre), ma chi andranno ad accogliere in categoria. Sia chiaro, non a livello di neo promosse, ma di volti, facce. Quelli che vogliono mettere mano alle società che magari cambiano di proprietà: diverse nuove proprietà già in questa stagione hanno lasciato perplessità, e alcune situazioni sono sempre in divenire, anche se qualche nodo sarà sciolto a breve. Il resto si vedrà.
Ecco, al netto di questi volti (che non conosco), mi vengono in mente tante situazioni pregresse, e mi chiedo una cosa: perché, nel 90% dei casi, nei club che falliscono malamente circolano sempre i soliti nomi ? Personaggi particolarmente sfortuntati o, visto che siamo nel 2019, smettiamo di credere a congiunzioni astrali e iniziamo a fare uno step successivo ? Ok, è vero, certi esponenti politici sono tornati a parlare di stregoneria, giusto quindi credere anche alla sfortuna, ai gatti neri e al non passare sotto le scale.
Io sotto le scale ci passo comunque, sono stata tanto a contatto con una bellissima gatta nera e non credo a queste cose: credo semmai al fatto che certa gente non vada più fatta avvicinare al calcio, né di riffa né di raffa, come si dice in gergo. E' vero che le società di calcio sono aziende private, ma un cavillo per monitorare gli acquisti e le cessioni dei club si può trovare, magari anche istituendo un comitato etico che vada a scavare a fondo dietro a certe cicliche figure. L'abito non fa il monaco ? No, ma anche sì. Quindi, ripeto, iniziamo a tenere lontani certi personaggi da quella parte di calcio, la Serie C, dove è sì più facile avvicinarsi, ma che rimane la più pura, la più vivibile anche da vicino, il calcio dei comuni e delle piccole realtà. Se il DASPO a vita, invece di riservarlo solo ai tifosi (alle volte anche ingiustamente colpiti dal provvedimento), si iniziasse a riservare anche agli avventurieri che ammazzano il calcio ? Non solo per l'accesso alle manifestazioni sportive, come suggerisce l'acronimo, ma proprio per l'accesso al calcio, stadio o società. Facile, no ?

Claudia Marrone