Oggi due Editoriali (di Sebastian Donzella e di Tommaso Maschio)

15.01.2020 11:00 di Roberto Krengli Twitter:    Vedi letture
Fonte: tuttoc.com
Oggi due Editoriali (di Sebastian Donzella e di Tommaso Maschio)

1.

Settecento kilometri per 11 minuti più corposo recupero (facciamo 20 minuti in tutto e non se ne parla più). Otto ore di strada, di nuovo, per andare a giocare, di nuovo, una partita che stava praticamente per finire. E che è stata rinviata per uno dei motivi più assurdi che possano esistere nel calcio moderno: l'infortunio all'arbitro. Attenzione: anche i fischietti sono atleti e, in quanto tali, possono accusare problemi fisici. Un po' meno normale è il fatto che, nel 2020, si debba sospendere una partita perché nessun altro può arbitrare al posto suo. E così il Gubbio, che starebbe anche vincendo questa partita contro la Virtus Verona, è dovuto tornare a casa e dovrà ritornare in Veneto, presumibilmente a metà settimana, per giocare gli ultimi minuti del match. Detto che avere un quarto uomo su tutti i campi di C è anti-economico, costa troppo prevedere una modifica al regolamento che consenta a uno dei due guardalinee di arbitrare il match ? Ce lo chiediamo noi, se lo chiedono i tifosi eugubini e se lo chiedono anche dalle parti di Verona, come ci ha rivelato lo stesso patron rossoblù Gigi Fresco.

Da calcio (non) giocato ad altro calcio non giocato. A maggio (data ancora da decidere) l'Assocalciatori dovrà scegliere il successore di Damiano Tommasi alla propria guida. I più disattenti potrebbero chiedersi e chiederci cosa possa importare loro. I più attenti, e anche i tifosi più sfortunati, sanno che l'AIC, in questi anni di crisi, è diventata un punto di riferimento, spesso uno degli ultimi baluardi contro il caos. E visto che l'elezione vedrà protagonista un personaggio che la C la conosce benissimo, forse è il caso di dedicare maggiore attenzione a queste votazioni.

Perché Umberto Calcagno, da vicepresidente, ha seguito da vicino tutti i casi più spinosi del nostro calcio. Pro Piacenza, Matera e Rieti gli ultimi, ma l'elenco sarebbe lunghissimo. Tanto quanto le squadre che sono saltate per aria, o ci sono andate molto vicine, in questi anni. E anche perché Umberto Calcagno è stato uno dei fautori, insieme al duo Ghirelli-Gravina, del nuovo sistema di licenze nazionali in Lega Pro. Quelle, per intenderci, che tengono lontani i banditi dai club professionistici, che hanno aumentato a dismisura le pene per chi non paga, che non permetteranno mai più scene imbarazzanti per il nostro calcio come il 20-0 di Cuneo-Pro Piacenza. Un uomo del fare, quello vero, insomma. Un ex calciatore diventato avvocato che vorrebbe ripercorrere le orme di un altro avvocato, quel Sergio Campana che quasi mezzo secolo fa creò l'AIC. Dall'altro lato ci sarà Marco Tardelli. Un campione del mondo, un volto storico per milioni di italiani. Bisogna chiedersi, però, se sia l'uomo giusto per guidare l'Assocalciatori. Perché mentre svolgeva incarichi da allenatore prima, dirigente poi e opinionista alla fine, Calcagno lavorava dietro le quinte dell'AIC, da solerte funzionario. Migliorando la propria conoscenza e le proprie conoscenze in un mondo, come quello del calcio, in cui bisogna sapersi muovere senza strafare. A decidere, in ogni caso, saranno i calciatori. I venti rappresentanti dei club di Serie A, i venti rappresentanti delle squadre di B, i sessanta dei team di C, i venti (uno per regione) dei dilettanti, i dodici delle società femminili di A e tre ex calciatori. Dalla loro votazione verrà fuori i delegati che voteranno il nuovo presidente. Basta un rapido conto per capire che la Lega Pro, compatta, potrebbe eleggere il nuovo presidente dell'AIC. E non sarebbe neanche una scelta sbagliata. Perché ad avere bisogno di consulenze, aiuti e assistenza varia sono i giocatori da 1500 euro al mese, coloro che sperano nel semiprofessionismo, non i milionari del pallone. E con un Calcagno da sempre vicino ai più deboli, è facile capire chi sia il favorito al momento. Occhio, però, perché la partita è ancora lunghissima. La speranza, per chi segue la C da qualche annetto, è che i calciatori di Lega Pro votino compatti. Perché c'è ancora tanto da fare.

Sebastian Donzella

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2.

Uno dei casi di questo inizio di 2020 è senza dubbio quello che ha visto protagonista il difensore Stefano Pellizzari del Ravenna. E lo dirò chiaramente non si è trattato di una gaffe o di una leggerezza come ho letto in giro, ma di una vera e propria mancanza di Rispetto (si con la r maiuscola) nei confronti di una società, di una squadra, di una tifoseria e di un'intera città. Riavvolgiamo il nastro e torniamo a domenica quando al “Città del Tricolore” di Reggio Emilia va in scena uno dei tanti derby emiliano romagnoli del Girone B. Quello fra la Reggiana e il Ravenna.

Pellizzari, nato a Correggio ed evidentemente simpatizzante della Regia, è squalificato e decide di andare a vedere la partita nella curva dei supporter granata, come magari avrà fatto in altre occasioni. Ma non solo, il 23enne infatti attraverso le storie di Instagram pubblica una foto della curva giallorossa scattata da quella in cui si trova. Un'immagine che scatena subito polemiche costringendo il difensore a cancellarla e successivamente pubblicare un messaggio di scuse in cui si legge: “Vorrei chiedere scusa a tutto l’ambiente Ravenna Fc, in primis a società e tifosi. Non era nel mio intento creare una situazione del genere, è stato un errore. Mi assumo tutte le mie responsabilità”.

Già in una situazione normale il comportamento del giocatore sarebbe da sanzionare, almeno moralmente, perché andare a tifare contro i propri compagni non è certo un bel gesto e lo capisce anche chi di calcio ne mastica poco. Ma farlo in un momento delicato e difficile come quello che attraversa il Ravenna, in un derby e con la tifoseria giallorossa in fermento che solo pochi giorni prima aveva annunciato lo sciopero del tifo chiedendo un netto cambio di passo, accusando tutti senza esclusione alcuna e che chiedeva alla squadra di “meritarsi” il loro sostegno, beh fa capire quanto grave sia la colpa di cui si è macchiato Pellizzari. Che pure a Ravenna ci gioca, e vive, da due anni. La conclusione inevitabile è il divorzio – le parti stanno lavorando per risolvere il contratto in essere – col giocatore che poi cercherà un nuovo club da cui ripartire e il Ravenna che andrà alla caccia di un nuovo difensore.

Un ultimo paragrafo lo vorrei infine dedicare proprio al Ravenna. La società a ormai tre giorni dal fatto non ha pubblicamente preso posizione. Non una nota, non un comunicato, non la dichiarazione di un dirigente. Zero. Vista la gravità (ma forse solo io e pochi altri la vediamo così) del comportamento qualcosa dal Ravenna mi aspettavo, fossero anche poche righe in cui si condannava il gesto. E invece il silenzio più totale. Per me una scelta incomprensibile.

Tommaso Maschio

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