Il punto sulla Serie C di Ivan Cardia

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga; laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio, su TuttoMercatoWeb.com
16.01.2019 11:00 di Roberto Krengli Twitter:   articolo letto 34 volte
Fonte: tuttoc.com
Ivan Cardia
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La Reggina c’è, le altre chi lo sa. Il 17 scade il termine perché le società interessate possano depositare una fideiussione regolare, evitando sanzione economica e punti di penalizzazione. La squadra calabrese, con qualche ovvia difficoltà burocratica, ma tutto sommato riuscendo nell’impresa, e quindi dimostrando che, come sempre, volere è potere, ha comunicato ieri di aver adempiuto. Mancano, in assenza di comunicazioni ufficiali differenti, Cuneo, Lucchese, Matera e Pro Piacenza. Rigoroso ordine alfabetico. In Lega Pro, però, temono (usiamo un eufemismo) che non tutte rispetteranno i tempi. Almeno in due casi i dubbi sono più che fondati: non diciamo quali, ma le cronache aiutano a indovinarli. E quindi?

E quindi nuova tornata di penalizzazioni, per non farsi mancare nulla. Nel migliore dei casi, sia chiaro, perché il rischio che qualcuna abbandoni la corsa a metà c’è e diventa sempre più concreto. Era meglio non farle iscrivere, è l’ennesimo strascico del pasticciaccio brutto combinato dal commissario FIGC in estate. Ma andiamo oltre, perché di passato qui leggete troppo spesso. Il futuro, l’ha detto il presidente Gravina, prevede una profonda riconsiderazione del progetto seconde squadre. Con tutta probabilità un azzeramento della riforma, per ripartire con altri principi. Ora, probabilmente sono l’unico in Italia a pensare che, per quanto i tempi siano stati sbagliati, a questo punto converrebbe continuare sulla strada già iniziata. Al di là del parere personale, però, c’è un dato di fatto: sia Gravina che Ghirelli contestano l’allargamento agli Under 23 del progetto. In nessun altro Paese dove si usino le seconde squadre, invece, esse sono limitate ai soli ventenni o giù di lì. Ripensare il sistema, in buona sostanza, va bene. E ripeto quanto scritto altre volte: il problema fondamentale resta quello degli impianti. Però rendere le regole troppo stringenti, orientate a schierare una banda di ragazzini fuori competizione, non aiuterebbe poi troppo. Sono squadre B ? Le grandi possono usarle (anche) per far giocare elementi che non possono più andare in Primavera ma che conviene tenere vicini alla casa madre, per una ragione o per l’altra. Poi la caccia sul mercato al bomber non ha senso, ma quello è un problema culturale, non di regole: ne abbiamo già parlato altre volte, se valutiamo l’andamento delle seconde squadre sulla base del risultato sportivo abbiamo fallito in partenza.

Appunti sparsi ? Il mercato, che la fa da padrone. A gennaio riscrive le carte: Monza e la già nominata Reggina stanno lavorando alla grandissima. Saranno entrambe da tenere in considerazione per la volata finale. Dando tempo al tempo: chi si aspetta che i frutti maturino in due giorni rischia di mangiare acerbo. Però facciamo una previsione: almeno una delle due la ritroveremo in Serie B l’anno prossimo, magari passando per i playoff. Salutiamoci col Teramo. Ne ha già scritto Luca Bargellini, non serve dilungarsi oltre. Da notare, però, che la toppa è stata peggio del buco. Perché chiunque avesse ascoltato dal vivo o in video le dichiarazioni di Di Nicola avrebbe capito che si trattava di un concetto complicato (e un terreno scivoloso) affrontato senza grandi capacità retoriche alle spalle, come il diretto interessato ha ammesso. La nota stampa di precisazione successiva, però, immaginiamo, è stata redatta con l’aiuto di un professionista del settore. E qui sta la gravità: ribadisce soltanto che Di Nicola ha preso una via diversa dalla camorra, e di questo non dubitiamo né dubitavamo. Però non precisa niente, non smentisce alcun fraintendimento. Sarebbe bastato, in fin dei conti, dire che no, la camorra non è affatto una scelta di vita. È una montagna di merda.

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