Il calcio tra retorica e archetipi narrativi (di Valeria Debbia)

Emilianobrianzola di nascita, munsciasca d'adozione, roman(ist)a nell'anima, nata nell'anno del secondo scudetto della squadra della Capitale, laurea in comunicazione causa passione per il giornalismo
13.12.2018 11:00 di Roberto Krengli Twitter:   articolo letto 30 volte
Fonte: tuttoc.com
Valeria Debbia
Valeria Debbia

Nel metterci all'opera per scrivere questo editoriale, pensando di trattare un tema di attualità quale l'analisi dei risultati di questo turno infrasettimanale (che comunque sarà completo solo in serata, con la disputa delle ultime due sfide del Girone A), ci siamo resi conto di quanto siano volatili i nostri giudizi (oggi vinci e tutti ti osannano, al primo passo falso tutti a parlare di 'crisi'), di quanto il nostro lavoro sia intriso di retorica e, di conseguenza, di quanto questo stesso commento in fondo ne sia impregnato. Un cane che si morde la coda, per chi vorrà arrivare fino in fondo.

D'altronde anche il calcio ha i suoi archetipi narrativi, che da Brera ad oggi si sono andati evolvendo (o forse fossilizzando ?). Ogni volta che parte una nuova stagione o che una società presenta il suo organico, dirigenti, allenatori, giocatori e quant'altro, risuonano le parole di Giovanni Arpino in 'Azzurro Tenebra': «La gente neanche immagina cosa sia questo mestiere. Parole, fumo, chilometri di domande che si ripetono da cento anni, chilometri di risposte raccolte tra virgolette. L’ultimo ruttino dell’ultima scarpaccia in azzurro: tutti a registrarlo quasi fosse il gemito del papa morente». Era il 1977. Siamo nel 2018, proiettati verso il 2019. Nulla è cambiato in questo lavoro, la cui essenza è racchiusa in quelle poche e ficcanti parole.

Dopo la doverosa premessa che forse ci farà vedere le cose sotto un'ottica diversa, lasciamoci andare all'analisi di questa sedicesima giornata che ci lascia in dote una Juve Stabia su cui è oramai impossibile trovare un aggettivo adatto: qualcuno dice monstre, qualcuno 'schiacciasassi', altri ancora magari preferiranno 'ammazzacampionato', infine non mancherà chi parlerà di 'fuga delle Vespe' visti gli 8 punti di vantaggio sulla prima inseguitrice. Tutti hanno ragione, nessuno ha torto: la squadra di Caserta è imbattibile da 15 turni, ha collezionato 12 vittorie, Reggina-Casertana-Catania le uniche tre che possono fregiarsi dell'onore di averla almeno bloccata sul pari. Le sconfitte, dopo quasi 3 mesi di sfide, sono sempre a quota zero. Non parliamo poi dei 35 gol fatti, dei solo 7 subiti. Una macchina da guerra incredibile che ha convinto il dg Filippi ad ammettere: "Adesso non dobbiamo più nasconderci". Ma cosa succederà al primo passo falso (che volenti o nolenti arriverà) ? Torniamo al discorso iniziale: ci sarà sicuramente qualcuno che azzarderà le parole 'sorpresa in negativo' o 'difficoltà inattese'. In fondo lo aspettiamo questo passo falso per poter darci dentro con un bel 'l'avevamo detto che non sarebbe durata'.

Ci spostiamo al Girone B e se vogliamo continuare a parlare di retorica, chi più della Ternana e del Monza ce ne dà occasione ? Gli umbri per 10 giornate hanno dato l'impressione di poter fare una cavalcata verso le zone che contano, pur essendo partiti con l'handicap, poi gli ultimi 2 pari hanno iniziato a far storcere il naso, le seguenti 2 sconfitte hanno fatto balenare la famosa parola 'crisi', le ulteriori 2 vittorie hanno nascosto la polvere sotto il tappeto e il ko nel turno infrasettimanale farà nuovamente aleggiare i fantasmi sui rossoverdi. Se invece parliamo dei brianzoli non possiamo dimenticare i fiumi di inchiostro versati negli ultimi mesi grazie all'avvento della coppia Berlusconi-Galliani: il romanticismo dell'operazione si è dissolto non appena il campo ha cominciato a dare i suoi verdetti (per lo più negativi). Zaffaroni è diventato il primo capro espiatorio, Liverani il secondo, mentre tutta la squadra ha perso le sue certezze, volate via insieme ai primi spifferi di probabile rivoluzione a gennaio. Brocchi e i suoi risultati altalenanti non hanno fatto breccia, anche se è bastato  il successo contro una Giana (comunque modesta) per cominciare a parlare di svolta. Risultato ? Il ko in extremis di Rimini e di nuovo le solite litanie.

Anche nel Girone A ci sono stati esempi parecchio interessanti nelle ultime settimane: pensiamo alla Virtus Entella, alla facilità con cui si è costruita un'epica intorno al club ligure e alla sua impresa in Coppa Italia contro il Genoa, considerati anche i patimenti giudiziari vissuti in estate e trascinatisi nel corso dei mesi, tanto che la squadra di Boscaglia deve ancora recuperare 6 gare. Se poi pensiamo che proprio in questo turno infrasettimanale è caduta per la prima volta in stagione tra le mura amiche, è facile immaginare come quella vetta lontana 9 punti possa essere descritta come una montagna non così dura da scalare. Un po' meno epica invece la narrazione intorno al Novara, visto che l'avversario in Coppa Italia proveniva dalla stessa categoria (il Pisa) e visto che in campionato la squadra piemontese era sì in serie positiva da 6 turni, ma con 3 pari consecutivi. Possibile pensare che dopo aver conquistato contro l'Alessandria il quinto pareggio di fila (per di più in rimonta), nonostante la serie si sia allungata a 8, ricomincino qua e là ad aleggiare i famosi spettri, che ciclicamente ricompaiono, sulla panchina di Viali. 

Lo abbiamo detto: siamo un cane che si morde la coda. cerchiamo storie, abbiamo bisogno di eroi, li trasformiamo in comprimari al primo soffio di vento contrario. Lo ha fotografato bene mister Mignani: "A Siena funziona così: dopo tre minuti di gara c'era già del mormorio, continuo a non comprendere alcuni atteggiamenti dall'esterno". E noi, con le nostre parole, ci mettiamo il carico finale.

Valeria Debbia